Daniele Paitoni non voleva andare dal padre a Capodanno. Il padre Davide Paitoni, 40anni, è stato arrestato per averlo ucciso, a quanto emerge al momento, in una specie di ritorsione contro la moglie che gli aveva “rovinato la vita”. Così aveva spiegato in due messaggi vocali l’uomo, arrestato dai carabinieri dopo un inseguimento in auto e nei boschi, alla moglie 36enne dopo aver tentato di ucciderla: “Daniele è al sicuro – aveva spiegato alla donna in due messaggi vocali – ti ho aggredita per punirti perché mi hai rovinato la vita e perché volevi portarmi via mio figlio”. Paitoni durante l’interrogatorio di garanzia si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Che il piccolo non volesse andare a casa del padre lo ha raccontato a Il Corriere della Sera Milano il nonno del bambino. “Il bambino non voleva andare. Noi abbiamo sbagliato a portarlo dal papà. Ma lui aveva il permesso del giudice …”. Davide Paitoni era ai domiciliari: il giudice gli aveva concesso la possibilità di vedere moglie e figlio durante la detenzione a casa del padre Renato a Morazzone. Lo scorso 26 novembre l’uomo avrebbe tentato di colpire con un taglierino un collega all’esterno della fabbrica dove lavorava come magazziniere, ad Azzate, sempre in provincia di Varese.

Le esigenze cautelari erano state dettate solo dal pericolo dell’inquinamento delle prove ma “non con la pericolosità sociale”. Due le denunce per maltrattamenti presentate contro l’uomo dalla moglie. La coppia non viveva più insieme: lei a casa dei genitori a Gazzada Schianno. Anche i genitori della donna in passato avevano segnalato i maltrattamenti e in Procura era stato attivato il “Codice Rosso”. A Paitoni era stata data la possibilità di vedere la moglie e il figlio senza prescrizioni particolari secondo un calendario degli incontri stabilito dagli avvocati della coppia. Il gip Anna Giorgetti aveva scritto nell’ordinanza di custodia: “Evidenzia il pm che Paitoni sarebbe sottoposto ad altri procedimenti per reati anche connotati da violenza (maltrattamenti e lesioni). Si tratta di carichi pendenti che potrebbero risolversi favorevolmente per l’indagato e che, dunque, non consentono di trarre qualsivoglia certezza”.

A quanto pare la separazione in corso, come riportata da alcuni media nei giorni scorsi, non era stata formalizzata. “Sparatemi!”, avrebbe gridato l’uomo ai militari quando lo hanno catturato nei pressi di Viggiù. Il bambino è stato ucciso con una coltellata secca alla gola. Non è stato chiarito se prima del fendente fosse stato narcotizzato. Il corpo del piccolo era stato nascosto nell’armadio. “Non aprire l’armadio della camera da letto”, il messaggio vocale del 40enne al padre Renato, il nonno di Daniele, quando i carabinieri erano già in casa.

Sul corpo del bambino è stata disposta l’autopsia. Il pubblico ministero Luca Petrucci ha contestato intanto all’accusato la premeditazione per aver agito “per motivi abietti”, come si legge su La Prealpina. I motivi abbietti sarebbero la ritorsione contro la moglie, che contro di lui avrebbe presentato due denunce per maltrattamenti. La coppia non viveva più insieme da tempo. Da quanto emerge al momento nessun giudice si era pronunciato sull’affidamento del piccolo che stava con la madre ma poteva trascorrere del tempo con il padre secondo un accordo trovato dagli avvocati.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.