Giuseppe De Donno non è stato ‘censurato’ da poteri forti, Big Pharma o dal governo per favorire il vaccino di Bill Gates. La teoria del complotto che ha invaso i social network, in parte cavalcata dalla Lega e da Matteo Salvini, è stata smentita dallo stesso pneumologo dell’ospedale Carlo Poma di Mantova, al centro del dibattito per la terapia sperimentale col plasma per curare i pazienti affetti da Coronavirus.

De Donno era infatti scomparso dai social il 6 maggio, col profilo Facebook disattivato che aveva dato il via a ipotesi complottistiche sulla ‘censura’. Oggi il medico è tornato a farsi vivo con un video di circa cinque minuti in cui spiega cosa è successo in queste 48 ore.

Carissimi, la vostra vicinanza in questi giorni, mi ha commosso. Vi posto un breve video, fatto d'impeto, per spegarVi…

Gepostet von Giuseppe DeDonno am Freitag, 8. Mai 2020

Lo pneumologo spiega già dai primi secondi del filmato perché si è allontanato dal mondo social, ricordando come “nei giorni scorsi la pressione mediatica e popolare sul mio operato è stata tale da non permettermi di operare serenamente, soprattutto nell’ambito della sperimentazione del protocollo implementato insieme ai colleghi di Pavia, del San Matteo di Pavia”. Per questo De Donno ha reputato “prudentechiudere i suoi profili, una scelta “per lanciare un messaggio di calma, un messaggio di rasserenazione. Se ho parlato e sono intervenuto in pubblico l’ho fatto semplicemente per fare informazione e vedo però che l’informazione è stata recepita da alcuni come mezzo per azzuffarsi con chi la pensa diversamente”.

De Donno, che in queste settimane ha visto crescere una ‘fan base’ molto aggressiva sui social, purtroppo piena di personaggi complottisti, ha voluto sottolineare che “a differenza di come può pensare qualcuno, non utilizzo mai i morti per farmi pubblicità, questa è una speculazione che non accetterò mai”. Il medico del Carlo Poma di Mantova rivendica quindi i risultati ottenuti dalla terapia col plasma: “Lunedì un’importante rivista scientifica sottometterà il nostro lavoro, analizzerà i nostri risultati, ci dirà se il lavoro che abbiamo compiuto è un lavoro degno di essere pubblicato su riviste di elevato impact factor, cioè di riviste importanti, di riviste cioè che fanno letteratura”. Moltissimi, spiega De Donno, sono gli ospedali che hanno preso esempio dalla sperimentazione: “L’ospedale Pavia, Crema e Cremona son partite anche loro, Milano è partita anch’essa arruolando pazienti, così stanno facendo la Valle d’Aosta e il Piemonte, così sta facendo la Toscana, così sta facendo la Puglia, così sta facendo la Calabria”.