Alta tensione tra Regioni e Governo sul metodo con il quale l’esecutivo ha approvato nella notte il decreto legge che ha fissato le regole per le prossime festività di Natale. Le Regioni esprimono “stupore e rammarico”. Sembra di essere tornati nel giro di poche ore ai primi mesi dell’emergenza, quando la crisi governata a colpi di dpcm aveva fatto sollevare accuse di autoritarismo nei confronti del governo guidato dal Premier Giuseppe Conte. Non sono questi i termini delle Regioni, ma quelli di un mancato dialogo tra le parti sì.

“Il mancato confronto interistituzionale non ha consentito di portare alla individuazione delle soluzioni più idonee per contemperare le misure di contenimento del virus e il contesto di relazioni familiari e sociali tipiche del periodo delle festività natalizie”, si legge nelle osservazioni della Conferenza delle Regioni inviate all’esecutivo. Gli enti territoriali “prendono atto delle scelte operate con l’adozione del citato decreto-legge e che, intervenendo con forti limitazioni agli spostamenti e alle relazioni sociali nel periodo dal 21 al 6 gennaio, rende di fatto pleonastico il pronunciamento su parti essenziali del dpcm”.

Per quello che riguarda i ristori la Conferenza sottolinea che né nel decreto legge né nel Dpcm “non si fa riferimento alcuno a norme sui Ristori economici delle attività che subiscono le abitazioni o chiusure più volte richieste delle Regioni e delle province autonome”.

LE IRE – Tra i primi a criticare il decreto legge il governatore della Lombardia Attilio Fontana. “Ci mandano il testo del decreto alla sera tardi, sanno che il confronto tra le Regioni è fissato per le 10 del mattino e ci chiedono di dare risposta entro le 11?”, ha dichiarato Fontana in un’intervista al Corriere della Sera. Fontana ha aggiunto: “Innanzitutto mi aspetto che siano recepite le indicazioni richieste e offerte dalle Regioni. Dopodiché, dal momento che vengo interpellato, mi piacerebbe che mi venisse anche concesso il tempo per dire la mia a ragion veduta”.

Duro scontro anche in Valle d’Aosta: il Presidente della Regione Erik Lavevaz ha annunciato ieri la decisione di impugnare l’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza che riclassificato le Regioni Rosse ad Arancioni, mentre la Valle d’Aosta è stata confermata in Zona Rossa. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, ha scritto Adnkronos, potrebbe chiedere al Consiglio dei ministri di impugnare la legge approvata dalla Regione autonoma contro i Dpcm nazionali e per la gestione autonoma dell’emergenza. Un’ordinanza del 30 novembre della Regione consente le riaperture degli esercizi commerciali come se la Valle d’Aosta fosse in zona arancione.

GLI SPOSTAMENTI – La questione della mobilità apre un’altra crepa nella maggioranza: 25 senatori del Partito Democratico, su un totale di 35, hanno scritto una lettera al capogruppo Andrea Marcucci chiedendogli di “attivarsi con il Governo affinché lo spostamento tra Comuni nelle giornate del 25 e 26 dicembre e 1 gennaio possa avvenire, per consentire a persone che vivono in Comuni medio-piccoli di ricongiungersi per poche ore con familiari che abitano in altri Comuni”, ha scritto l’Ansa.

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha fatto sapere che stasera sarà in conferenza stampa alle 20:15 per il nuovo dpcm.