Il settore dell’aerospazio precipita verso una crisi disastrosa, serve un paracadute. E serve subito. Come fare? «Con una programmazione dei fondi che metta a disposizione le risorse necessarie, con certezza dei tempi e regole rigorose per investire nello sviluppo di nuovi programmi aeronautici e spaziali, nella digitalizzazione delle imprese della filiera e formazione delle persone, con l’obiettivo di colmare il gap nella logistica regionale». A tracciare la strada per far decollare nuovamente questo comparto dell’economia è Lugi Carrino, presidente del distretto aerospaziale della Campania. Secondo i dati raccolti dal centro di Studi e Ricerche per il Mezzogiorno (Srm) e riportati ieri dal Riformista, le imprese del settore hanno registrato una flessione preoccupante: una perdita del 4,1% in tutto il Paese e del 2,2% nel Mezzogiorno. E le previsioni sono tutt’altro che incoraggianti. Al Sud Srm prevede un calo degli incassi compreso tra il 9,2 e il 16,5%, quindi il futuro sulla Campania sembra nebuloso: il fatturato delle aziende calerà del 10-17%. Per la Regione sono numeri drammatici se si ricorda che gli impiegati nel settore aerospaziale sono circa 12mila e che esso «è leader del manifatturiero campano in termini di spesa in ricerca e sviluppo, di occupazione generata e di valore aggiunto – spiega Carrino – Per essere concreti, nel nostro settore si spendono dieci euro in ricerca e sviluppo per ogni centoeuro di fatturato, mentre nella manifattura in generale se ne spende solo uno ogni cento euro».

I numeri danno la misura di quanto l’aerospazio sia fondamentale per l’economia regionale. Ogni impresa attiva nel settore possiede, in media, nove brevetti (la proprietà intellettuale è tutelata), cioè si sviluppa molta innovazione contro una media di meno di due nel resto della manifattura. Il fattore moltiplicatore dell’occupazione nel settore è pari a quattro. Questo vuol dire che dieci occupati nell’aerospazio sostengono trenta occupati addizionali, indiretti e nell’indotto, nell’economia del territorio. «Il valore aggiunto per occupato diretto è di 103mila euro, cioè il 71% in più rispetto alla media dell’economia regionale – chiarisce Carrino – Per dare valori assoluti, pensiamo che l’aerospazio campano dà lavoro a circa 12mila occupati diretti e, di conseguenza, sono circa 48mila le persone la cui attività dipende dall’aerospazio». Un settore, quindi, che genera occupazione con numeri importanti, impiegando le persone in attività a elevato valore aggiunto e generando innovazione a beneficio degli altri settori manifatturieri regionali e che ha bisogno di un piano per uscire da questa nube scura. La strada da percorrere è chiara, ma le istituzioni hanno fatto abbastanza? «Hanno fatto, ma non abbastanza – replica Carrino – e comunque la situazione post-Covid richiede un piano straordinario a livello nazionale e regionale basato su tre direttive principali: i nuovi programmi aeronautici e spaziali, la digitalizzazione della produzione, le infrastrutture per la logistica. Per quanto riguarda la digitalizzazione – continua Carrino- dobbiamo recuperare il gap che si è generato con i sistemi produttivi di altri Paesi concorrenti, che hanno investito ingenti risorse sullo sviluppo delle tecnologie abilitanti e sulla formazione delle persone da impiegare nelle fabbriche digitali. Infine, ma altrettanto importante, è la questione delle infrastrutture per la logistica».

Queste ultime sono un tassello fondamentale per la ripartenza dell’aerospazio: qual è la ricetta per migliorarle? «I fondi dell’Unione europea per la ripresa post-Covid – suggerisce il presidente – devono essere impegnati in iniziative strategiche e di sicuro vantaggio per la competitività dei territori. Tra queste, la messa a punto di una rete di infrastrutture per la logistica dell’aerospazio è fondamentale: gli aeroporti di Grazzanise e di Capua, il nodo di Marcianise per i treni merci ad alta velocità, la rete autostradale e i porti di Napoli e Salerno devono essere messi all’interno di una visione unica». E, in questa fase, non sono ammessi errori. Secondo Carrino ne è già stato commesso uno madornale quando «l’Italia ha rinunciato ad avere un nuovo programma di aeronautica commerciale dopo l’Atr (aereo commerciale della categoria turboelica più diffuso e richiesto sul mercato). Avevamo, e forse faremmo ancora in tempo a rimettere in campo, notevoli competenze e capacità per progettare e fabbricare aerei della classe dei regionali». Dunque, le istituzioni dovrebbero sostenere aziende come Leonardo (attiva nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza) affinché possa operare assumere il ruolo di guida una filiera che non si limiti a forniture a colossi del calibro di Boeing e Airbus, ma che rivendichi un ruolo di leadership internazionale.

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.