Lui si chiama Donald Trump, 74 anni, newyorchese. Di mestiere fa il Presidente degli Stati Uniti e il miliardario. Dispone di un patrimonio di 3,1 miliardi di dollari. è figlio a sua volta di un miliardario che ha fatto soldi vendendo e comprando immobili. Un grattacielo nel centro di Manhattan porta il suo nome. Lei si chiama Greta Thunberg, è di Stoccolma. Ha 17 anni. è figlia di un modesto e semisconosciuto attore svedese e di una altrettanto sconosciuta cantante. Non ha patrimonio. Di mestiere fa l’attivista ecologista. è affetta dalla sindrome di Asperger, che è – semplifico molto – una leggera forma di autismo. Donald Trump è alto un metro e 87 centimetri, pesa quasi un quintale. Greta Thunberg è alta un metro e 58, pesa meno di 50 chili. Donald Trump, nonostante i suoi 74 anni, ha una chioma bionda bionda. Niente capelli bianchi. E un ciuffo sulla fronte un po’ buffo, ma che gli conferisce grazia e fascino. Greta Thunberg ha i capelli lunghi, sottili sottili, raccolti in una treccia molto esile. Non sembra tenerci molto.

Ieri, a Davos, dove si riuniscono tutti gli anni gli economisti di ogni parte del mondo – i più seri, accreditati, sofisticati – e anche i potenti della politica e dell’economia, ieri a Davos, dalle 11 e 49 alle 12 e 30 ha parlato Donald Trump. Mezz’ora dopo, per dieci minuti, ha parlato Greta Thunberg. Trump ha ricevuto moltissimi applausi e ha sollevato moltissimo entusiasmo. Greta ha ricevuto il doppio degli applausi di Trump. Hanno sostenuto idee opposte. Idee: sì, idee. Non si sono citati, come fanno gli avversari veri, ma si sono scambiati sciabolate, fiorettate e colpi d’ascia.
Quel che colpisce è che uno può pensare quello che vuole, ma una cosa è certa: questi due signori sono, oggi, quasi le uniche due persone al mondo che fanno politica davvero. Politica totale. Che hanno una idea in testa, che danno l’anima per seguire questa idea, che hanno chiara un’analisi delle cose, un progetto, un modo per comunicare il proprio pensiero.

Proprio così: un palazzinaro che ha avuto in passato qualche successo nella più commerciale delle Tv “spazzatura”, come si diceva una volta; e una ragazzina che non ha fatto neanche in tempo, ancora, ad andare all’università. Di tutti i leader mondiali, loro sono gli unici ai quali interessa fare politica e sanno farla. E non identificano la politica solo con il potere ma la concepiscono come un’attività volta a cambiare le cose nel mondo, a spostare ricchezze, relazioni sociali e umane, possibilità di sviluppo, porzioni di benessere.

Trump sicuramente è uno al quale il potere interessa, ma i suoi nemici più giurati non possono sostenere che lui sia attratto solo dal potere per il potere. Lui è attratto dal potere come mezzo formidabile per fare politica. Greta è convinta del contrario: che il potere sia l’antipolitica. Sì, c’è una bella differenza tra queste due idee, ma hanno qualcosa in comune, molto grande: il progetto. L’amore per il loro progetto, per il messaggio che portano. Potreste dire la stessa cosa di Macron, di Merkel, di Johnson, di Conte, di Di Maio, di Salvini, di Bolsonaro, di Maduro, di Sanchez, di Putin?

Ieri era questo che colpiva. Il miliardario e la bambina. Il gigante e la piccoletta. L’un contro l’altro armati. Lui che gridava le ragioni dello sviluppo senza regole, dell’economia padrona e signora dell’etica, del meccanismo di creazione della ricchezza come deus ex machina della modernità e della felicità, e che malediva gli ecologisti, i frenatori, i profeti di sventura. Lei, con la sua vocina esile e piana, che ammoniva con dolcezza i giganti: ascoltatemi, sospendete l’uso del carbone, smettetela di estrarre, chiudete le miniere, scegliete le emissioni zero. Non tra quarant’anni, o tra dieci, o tra uno, diceva con un sussurro: oggi.