Ottimo, buono, discreto. Arrivano le pagelle per i magistrati che ora dovranno guardarsi le spalle dal pericolo “bocciatura”. Sta infatti per vedere la luce il decreto legislativo concernente l’ordinamento giudiziario, derivante dalla riforma Cartabia, e si prevede che sia affiancato da un ulteriore provvedimento volto a imporre restrizioni ai magistrati fuori ruolo, secondo le intenzioni del ministro.

Le valutazioni dei magistrati, come si apprende, non si limiteranno alle opinioni espresse dai dirigenti degli uffici giudiziari e alle statistiche, ma includeranno anche l’esito delle richieste e delle decisioni adottate nelle varie fasi del processo.

Il testo, anticipato dal Messaggero, prevede una periodica valutazione ogni quattro anni basata sulle performance, con possibili giudizi quali “ottimo”, “buono”, “discreto” e “non positivo”. Nel caso di valutazione negativa, il magistrato sarà rivalutato dopo un anno. Per coloro considerati insufficienti, le sanzioni variano dall’obbligo di seguire un corso di formazione professionale, alla riassegnazione del magistrato a una diversa funzione nello stesso ufficio, fino all’esclusione da incarichi direttivi fino alla successiva valutazione. In attesa della valutazione successiva, dopo due anni, si potrebbe verificare la perdita del diritto all’aumento periodico di stipendio. E nel caso di ulteriori giudizi negativi, il magistrato potrebbe essere dispensato dal servizio.

La novità sta suscitando controversie all’interno dell’Associazione Nazionale Magistrati (Anm), poiché potrebbe spingere i magistrati a privilegiare risultati facilmente ottenibili piuttosto che dedicarsi alla difficile ricerca della verità. E sul punto si prevede già una lunga battaglia.

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