Il piccolo Eitan dovrà tornare in Italia nel giro di due settimane, entro il prossimo 12 dicembre. E’ quanto stabilito dai giudici israeliani della Corte Suprema che hanno respinto il ricorso presentato dal nonno, Shmuel Peleg. Il bimbo di sei anni, unico sopravvissuto alla strage della funivia del Mottarone del 23 maggio scorso (dove sono morte 14 persone tra cui la madre, il padre, il fratellino e i bisnonni del piccolo), è da mesi al centro di una disputata tra le due famiglie per la custodia. Da una parte quella materna, in Israele, dall’altra gli zii paterni, a Pavia, a cui era stato affidato.

Il giudice della Corte Suprema, Alex Stein, ha ricordato che il principio base della Convezione dell’Aja prevede “tolleranza zero verso i rapimenti ed evidenzia la necessità di una restituzione immediata. Non è discutibile – ha sottolineato – che il luogo normale di vita del minore sia in Italia dove ha trascorso quasi tutta la sua esistenza”. Adesso Eitan tornerà a Pavia insieme alla zia Aya Biran, sua tutrice legale, a distanza di quasi tre mesi. Lo scorso 11 settembre infatti era stato portato in Israele dal nonno paterno con un volo privato decollato da Lugano.

La coppia è anche indagata dalla Procura di Pavia con l’accusa di sequestro. Una decisione che ha scatenato la reazione del nonno materno che attacca: “Lo Stato di Israele oggi ha rinunciato a un bambino ebreo indifeso e cittadino israeliano senza che la sua voce fosse ascoltata, a favore di vivere in una terra straniera, lontano dalle sue radici, dalla sua amata famiglia e dal luogo dove i suoi genitori e fratellino sono sepolti”.

Continueremo a lottare in ogni modo legale per riportare Eitan in Israele – hanno fatto sapere i Peleg tramite il portavoce Gadi Solomon – e impedire la rottura del legame con la famiglia della sua defunta madre Tal, impostagli da sua zia. Chiediamo alle autorità italiane di riesaminare il processo decisionale viziato, che ha costretto Eitan a essere nuovamente strappato alla sua famiglia”. La sentenza della magistratura israeliana a favore del rientro in Italia di Eitan Biran è “legalmente, moralmente e umanamente corretta” commentano i legali Shmuel Moran e Avi Chim, avvocati della zia paterna Aya Biran.

Intanto Gabriel Alon Abutbul, l’ex militare israeliano complice di Schmuel Peleg nel rapimento dell’11 settembre scorso del nipote Eitan, è stato scarcerato dall’autorità giudiziaria di Cipro dietro il pagamento di una cauzione di 200mila euro. L’uomo, nei confronti del quale era stato eseguito un mandato di arresto europeo, adesso dovrà sottoporsi all’obbligo di firma 2 volte al giorno, in attesa che il giudice cipriota si pronunci sulla sua estradizione, chiesta dalla procura di Pavia che sta indagando sul rapimento del bambino. L’uomo è stato arrestato nella sua casa di Limassol il 25 novembre scorso. Gli investigatori, che hanno eseguito un mandato d’arresto europeo emesso dalla Procura di Pavia, lo hanno individuato seguendo il segnale del suo telefonino. Adesso Abutul, accusato di aver aiutato Schmuel Peleg a portare il nipote a Tel Aviv, via Lugano, senza il consenso della zia paterna e tutrice Aya Biran, dovrà presentarsi nuovamente il 2 dicembre davanti all’autorità giudiziaria cipriota e la sua estradizione verso l’Italia, se verrà accolta, potrebbe richiedere ancora diverse settimane prima di essere eseguita.

Redazione