È un sostanziale pareggio quello che emerge delle urne delle elezioni regionali che si sono tenute in Campania, Puglia, Veneto, Toscana, Liguria, Marche e Valle d’Aosta. Le principali proiezioni, mentre lo scrutinio è ancora in corso, danno confermato il plebiscito di Luca Zaia in Veneto e di Vincenzo De Luca in Campania, mentre per il centrodestra vittorie di Giovanni Toti in Liguria e di Francesco Acquaroli nelle Marche. Sull’altro fronte Michele Emiliano stacca Fitto in Puglia, mentre Eugenio Giani  supera la leghista Susanna Ceccardi in Toscana. La Valle d’Aosta non esprime direttamente un presidente per un sistema elettorale diverso rispetto a quello delle altre Regioni.

L’AFFLUENZA – E’ del 57.21% l’affluenza definitiva alle elezioni Regionali, come rende noto il Viminale. Il dato riguarda Campania, Liguria, Puglia e Veneto mentre Marche, Toscana e Valle d’Aosta non si avvalgono del sistema informativo elettorale del ministero dell’Interno. In Toscana la Regione ha comunicato che l’affluenza ha raggiunto il 62,6%.

Per quanto riguarda il voto alle comunali, l’affluenza ha invece raggiunto il 66,19%. Sono andati al voto 606 comuni. I dati non riguardano le regioni a stato speciale Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta.

IL FOCUS SULLA CAMPANIA – I nomi in lizza per palazzo Santa Lucia sono 7, ma gli occhi sono puntati soprattutto sui due rivali Vincenzo De Luca, 71 anni, esponente Pd a guida della coalizione di centrosinistra (sostenuta da ben 15 liste), e Stefano Caldoro, 59 anni, socialista in testa al centrodestra (sei le liste in appoggio). E’ la terza volta che si affrontano: nel 2010, dopo i 10 anni del Dem Antonio Bassolino, vinse Caldoro, che poi mancò la riconferma nel 2015. Uno a uno, palla al centro: sarà la terza sfida a decretare chi è in vantaggio. C’è poi Valeria Ciarambino, 47 anni, “cittadina campana prima ancora che portavoce del MoVimento 5 Stelle” come scrive sul suo sito, è al secondo tentativo in Regione: nel 2015 arrivò terza, dietro De Luca e Caldoro.

IL FOCUS SULLA PUGLIA – La partita in Puglia è a quattro. Il governatore uscente Michele Emiliano è in corsa per un secondo mandato, dopo che a inizio gennaio si è largamente imposto nelle primarie del centrosinistra. Il Presidente in queste elezioni non potrà contare sul sostegno di Italia Viva e +Europa, che andranno per conto proprio sostenendo Ivan Scalfarotto come loro candidato. Il centrodestra, ha scelto di puntare sull’ex governatore Raffaele Fitto, che alla fine ha ottenuto il via libera da parte della Lega. Secondo i sondaggi la partita potrebbe giocarsi in un testa a testa Tra Fitto e Emiliano.  C’è poi il Movimento 5 Stelle che alle ultime politiche in Regione ha fatto il pieno di voti e parlamentari: il popolo dei grillini ha scelto per la corsa in regione Antonella Laricchia, con l’ipotesi di un accordo con il centrosinistra che alla fine è tramontata.

IL FOCUS SUL VENETO – In totale sono nove i candidati in campo per queste elezioni regionali in Veneto. Luca Zaia punta al suo terzo mandato. Il ‘Doge’, al governo ininterrottamente dal 2010, si presenta con il sostegno della coalizione di centrodestra. L’area di governo, invece, si presenta come un puzzle di cui bisogna ricomporre i pezzi. Tre candidati per i tre partiti principali ora maggioranza di governo, Pd, M5S e Italia viva. Se le premesse sono queste, sarà complicato sbarrare la strada a Zaia. Arturo Lorenzoni è in corsa per il Partito democratico e altre quattro liste, Veneto che vogliamo, Europa Verde, +Veneto Volt, Sanca Veneta. Passato leghista, invece, per Enrico Cappelletti, in corsa per il Movimento Cinque Stelle. La più giovane candidata è, invece, Daniela Sbrollini, che rappresenta Italia Viva, Psi, Pri e Civica per il Veneto: senatrice del partito fondato da Matteo Renzi dal 2018, è in politica dal 2002 ed è stata deputata Pd dal 2008 per due legislature

IL FOCUS SULLA TOSCANA – Sono sette le coalizioni in corsa, 15 le liste a sostegno, 5 in più rispetto al 2015. Se nessun candidato raggiungerà il 40% si andrà al ballottaggio fra due settimane. I candidati, in ordine alfabetico: Marco Barzanti, sostenuto dalla lista Partito Comunista Italiano; Salvatore Catello sostenuto da Partito comunista; Susanna Ceccardi sostenuta dalle liste Toscana civica per il cambiamento, Forza Italia – Udc, Fratelli d’Italia, Lega Salvini Premier; Tommaso Fattori sostenuto dalla lista Toscana a sinistra; Irene Galletti sostenuta dalla lista Movimento 5 stelle; Eugenio Giani sostenuto dalle liste Sinistra Civica ecologista, Partito Democratico, Svolta!, Europa verde progressista civica, Italia viva – Più Europa, Orgoglio Toscana; Tiziana Vigni sostenuta dalla lista Movimento 3V Libertà di scelta.

IL FOCUS SULLA LIGURIA – I candidati sono 10 ma la corsa sembra essere ridotta a due. Da una parte Giovanni Toti, presidente uscente, guida il centrodestra; la Liguria è anche l’unica Regione dove il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle sono riusciti a trovare un accordo per il candidato, Ferruccio Sansa, giornalista de Il Fatto Quotidiano. Terzo incomodo è Aristide Massardo, candidato di Viva, +Europa e PSI-PSVU.

IL FOCUS SULLE MARCHE – Sono complessivamente otto i candidati in corso alla presidenza della regione Marche. Si profila un testa a testa tra Maurizio Mangialardi, candidato della coalizione del centrosinistra,  e Francesco Acquaroli, candidato del centrodestra indicato dalla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. Il Movimento 5 Stelle lancia Gian Mario Mercorelli mentre gli altri cinque candidati sono: Fabio Pasquinelli (Lista Comunista), Roberto Mancini (Dipende da noi), Sabrina Banzato (Vox Populi), Alessandra Contigiani (Riconquistare l’Italia) e Anna Rita Iannetti (3V Libertà di scelta).

VALLE D’AOSTA – Nella più piccola regione italiana, solo 100mila gli elettori, si va al voto anticipatamente per le dimissioni del presidente Antonio Fosson, indagato per scambio elettorale politico-mafioso in una inchiesta sul ruolo della ‘ndrangheta nelle elezioni regionali 2018. La Valle d’Aosta ha un sistema elettorale diverso rispetto alle altre Regioni, che non prevede l’elezione diretta del presidente di Regione. Ad eleggerlo saranno infatti i 35 membri del consiglio regionale, eletti a loro volta con un sistema proporzionale. La legge elettorale prevede anche un premio di maggioranza per la lista che supera il 42 per cento, che otterrebbe un minimo di 21 seggi, ma alle scorse Regionali del 2018 nessuna forza politica ci era andata vicino. Le liste presenti sono dodici, col centrodestra che si presenta diviso: la Lega correrà da sola, mentre Forza Italia e Fratelli d’Italia si presentano con una lista unica. Il Partito Democratico correrà assieme ad altri con la lista Progetto Civico Progressista.