Vorrei che nessuna madre potesse ritrovarsi a perdere dei figli come è capitato a me. Le strade devono essere sicure e controllate. La mia vita ormai è segnata, non è più vita ma facciamo in modo che non accada più quello che è accaduto a me e alla mia famiglia”. Il dolore di Alba, napoletana 56enne, mamma di Elvira e Mustapha Zriba, 34 e 36 anni, non ha confini. Nel giro di otto mesi ha perso i suoi due figli, entrambi travolti in strada. La stessa assurda fine a distanza di poch8i mesi. Elvira stava buttando la spazzatura mentre lavorava su via Caracciolo. Mustapha venne tamponato nel quartiere di Pianura da un’auto mentre si trovava insieme a un amico su una bicicletta con pedalata assistita. Una tragedia enorme.

Alba non si dà pace. “Non ci sono parole per spiegare il dolore che provo ma in questo moemnto mi tiene in vita la voglia di giustizia per entrambi i miei figli – ha detto Alba, intervistata dal Mattino – Quello che sento è un vuoto enorme che non potrà mai essere colmato e che mi rende già morta, anche se sono in vita. Adesso però c’è una cosa che conta più del mio dolore. Sono stata due volte vittima della stessa ingiustizia e non mi darò pace finchè le persone che hanno ucciso i miei figli non pagheranno con la galera”.

La mamma racconta che dopo la morte di Mustapha la famiglia si era stretta nel dolore. Non sono ancora state stabilite le responsabilità per quell’investimento. E a quel dolore ora se ne è aggiunto un altro. Ricorda la sera in cui Elvira è stata travolta. Elvira avrebbe smontato alle 6 del mattino e lei come faceva sempre quando la giovane era di turno di notte, poco prima delle 6 le aveva socchiuso la porta per poi tornare a dormire. Intorno alle 7 del mattino si è accorta che non era rientrata. Al Mattino ha raccontato di aver iniziato a cercarla al telefono senza ottenere risposta. La preoccupazione cresceva finchè a casa sono arrivati suo fratello e sua cognata. Lì ha capito che c’era qualcosa che non andava.

I familiari hanno provato a tranquillizzarla dicendole che non era nulla di grave e che Elvira si sarebbe ripresa. “Lo hanno fatto perché soffro di alcune patologia, ho la pressione alta, sono stata diverse volte in coma diabetico e temevano che potessi sentirmi male”, ha detto nell’intervista. Poi la corsa in ospedale e l’ Carlo, il fidanzato di Elvira, ha abbracciato Alba forte al suo petto.

La famiglia era molto unita. Dopo la morte del fratello Elvira si occupava di sua madre. “Era bella, solare e generosa. Avevo cresciuto lei e suo fratello da sola, dopo che il padre ci aveva abbandonato e per questo mia figlia aveva cominciato subito a lavorare per aiutarmi. Ricordo che il giorno dopo l’esame di terza media, Elvira già lavorava come commessa in un negozio di scarpe. Dopo la morte di Mustapha, si era dedicata ancora di più a me e lavorava ogni giorno, inclusa la domenica. Dopo aver perso Mustapha mi diceva sempre: mamma non essere triste, insieme ce la faremo”.

Alba racconta il suo dramma. “Tra un mese non potrò più stare a casa perché non so come pagare l’affitto. Ho lavorato una vita intera e, come i miei figli, sono stata una grande faticatrice, dal lavoro nei campi fino a fare la badante. Ora però era Elvira che mi aiutava e non so come andrò avanti. Di certo l’unico amore che mi è rimasto sono i miei nipoti, i due figli di Mustapha. La più piccola di 4 anni mi ha detto che ha visto Elvira e suo papà in paradiso”.

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Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.