Enzo Moscato è un drammaturgo puro, ma anche il narratore di una città, la sua Napoli e di un luogo in particolare, i quartieri Spagnoli, che tramite il teatro diventano il mondo. Ha 70 anni appena compiuti e nelle sue pièce spesso ci sono i luoghi del suo cuore, quelli che conosce bene, e che diventano l’occasione per parlare di problemi attuali. Succede così anche per la “Ronda degli ammoniti”, spettacolo che inaugurerà la nuova stagione di Casa del Contemporaneo nella Sala Assoli di Napoli. Dal 7 al 10 novembre e dal 14 al 17 novembre sarà in scena lo spettacolo che Moscato ha messo in scena come prima assoluta durante l’edizione 2019 del Napoli Teatro Festival Italia.

Come spesso succede nella sua drammaturgia Moscato parte da un episodio di cronaca forse realmente accaduto. “Quando ero bambino andavo a scuola in una scuola dei Quartieri Spagnoli, l’Emanuele Gianturco – ha raccontato – Era più o meno la metà degli anni ’50. Si trattava di un palazzone brutto, di 5 piani, con le aule che affacciavano verso l’interno. Come spesso accade ancora nei quartieri, giravano della favole nere su storie del passato. Una di queste riguardava dei bambini che intorno al 1917 si buttavano giù da quelle grate nell’androne. Si suicidavano perchè avevano paura di essere richiamati in guerra e che sarebbero morti lì, trucidati come soldati”. La mente di bambino di Moscato rimase particolarmente turbata da quel racconto di cui tuttavia non si ha contezza di cronaca precisa. “Ma mi è servito per dire un’altra cosa con lo spettacolo – ha continuato il regista – Parlare della condizione dei bambini oggi. Perchè i bambini di oggi continuano a uccidersi? I disagi sono cambiati ma c’è qualcosa che ancora non funziona”

Lo spettacolo è un omaggio a “La classe morta di Kantor”, che raccontava dell’occupazione nazista. “La mia ‘Ronda degli ammoniti’ è un po’ una sua rivisitazione in chiave napoletana”, ha detto Moscato.  La pièce è ambientato nel 1917, anno della disfatta di Caporetto durante la Prima Guerra Mondiale. I morti in guerra tornano in classe come fantasmi. Sono tornati bambini dopo la guerra, come erano prima di partire. Durante il racconto alcuni bambini si suicidano e vengono rimpiazzati da altri fino ad arrivare ad oggi. “La mia è una Napoli spettrale, non da cartolina – spiega il drammaturgo – è una città scomparsa”. Moscato è sensibile alla tematica dell’infanzia che conosce bene grazie ai suoi anni di insegnamento a scuola. Ed è convinto che il teatro abbia il dovere di farsi carico della deriva in cui è precipitata l’Italia. “Per me il teatro deve avere un impatto violento con chi guarda – ha detto Moscato – Deve riportarlo di fronte a testimonialità del presente. Il tempo che ritorna sempre. Ed è fondamentale l’impegno sociale del teatro”.

Portando in scena questa riflessione sull’infanzia, Enzo Moscato riconferma il suo impegno sociale. “Chi lavora nel teatro deve essere consapevole di questo ruolo e farne una scelta – ha detto – Questo spettacolo è in italiano napoletanizzato. Ho visto spettacoli nella mia vita in una lingua che non conoscevo lontanamente. Eppure l’emozione mi è sempre arrivata di impatto. È questo quello che il teatro deve fare, creare emozioni che siano terapeutiche per tutti”.

Benedetto Casillo è interprete del testo scritto e diretto da Moscato, affiancato da:Simona Barattolo, Salvatore Chiantone, Ciro D’Errico, Giovanni Di Bonito, Tonia Filomena, Amelia Longobardi, Francesco Moscato, Antonio Polito, Michele Principe e lo stesso Moscato.