Compirà 3 anni a giugno il bambino di nazionalità straniera ricoverato in rianimazione da giovedì sera, 21 aprile, all’ospedale Bambino Gesù di Roma per una sospetta epatite acuta pediatrica, patologia della quale non si conoscono ancora le cause scatenati e che gli esperti classificano come “nonA-nonE”, a significare che non appartiene ai 5 tipi noti (A-B-C-D-E) di epatite. I casi sospetti sono diffusi in tutta Europa e principalmente nel Regno Unito ma anche in altri Paesi del continente e negli Stati Uniti. In Italia sarebbero 4 per ora quelli sotto osservazione dalle autorità sanitarie. Il bambino che vive a Prato è stato portato in un primo momento all’ospedale Santo Stefano della città toscana per poi essere trasferito all’ospedale pediatrico Mayer di Firenze e, in serata, a causa della gravità delle sue condizioni, all’ospedale di Roma che è un centro autorizzato al trapianto di fegato nei minori.

Il piccolo infatti è stato ritenuto “candidabile al trapianto di fegato” vista la gravità della forma di epatite acuta che l’ha colpito. I sanitari dell’ospedale pediatrico della Capitale stanno effettuando nuovamente tutte le analisi già eseguite ieri in Toscana per provare ad acquisire nuovi elementi sulla natura dell’infezione e capire se la forma che ha colpito il bambino vada inserita tra le segnalazioni internazionali di casi di epatite acuta infantile da agente patogeno sconosciuto. Tra i vari esami in corso anche quello relativo all’eventuale contagio da adenovirus, una famiglia di virus comuni che di solito causano raffreddori lievi, vomito e diarrea, che nel Regno Unito è presente nel 77% degli oltre cento casi segnalati.

Intervistato dall’Adnkronos Salute, Pierluigi Vassari, direttore della struttura operativa complessa di Pediatria e Neonatologia del Nuovo ospedale di Prato, ha spiegato che nei giorni precedenti il bambino è stato visitato dai medici “per una forma respiratoria modesta”. Poi nel giro di poche ore le sue condizioni si sono aggravate con la forma di epatite sviluppata che “appare più severa rispetto alle normali epatiti. Noi – sottolinea Vassari – ne vediamo 6-7 l’anno, o da virus A o da virus B, o anche da citomegalovirus, ma così seria e in così poco tempo, no”.

Sulla vicenda è intervenuta anche la regione Toscana con l’assessore alla Salute Simone Bezzini che ha commentato: “Il caso che vede coinvolto un bambino toscano è stato prontamente valutato dall’ospedale di Prato che ha trasferito il bambino nei tempi congrui al Meyer, centro di riferimento regionale per l’epatologia, il quale ha preso subito in cura il bambino stabilizzandone le condizioni e prendendo contatto diretto con l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, autorizzato al trapianto di fegato nei minori. Sono in corso tutti i necessari accertamenti e approfondimenti”.

Il virologo Fabrizio Pregliasco, dell’università degli Studi di Milano, esclude, così come altri suoi colleghi nelle scorse ore, una legame tra la nuova forma di epatite e il vaccino anti-Covid (anche perché i bimbi in questione hanno età inferiore a 5 anni e quindi non sono vaccinati) ma concorda con il report dell’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito (UKHSA), pubblicato sulla rivista Eurosurveillance, secondo cui potrebbe esserci una correlazione con le restrizioni imposte durante la pandemia che avrebbero provocato “un abbassamento delle difese, con una quota maggiore di infezioni da adenovirus che prima risultavano più diluite. Un po’ come è successo lo scorso novembre con l’epidemia di virus respiratorio sinciziale” nei più piccoli.

Nelle scorse ore Giuseppe Maggiore, direttore dell’Epatogastroenterologia e trapianti di fegato del Bambino Gesù di Roma, ha spiegato che i casi di epatite acuta “sono ancora un mistero” ed è innegabile che “siamo all’inizio di qualcosa”, ma l’origine resta sconosciuta. Gli elementi distintivi sono: l’età tra i 3 e i 6 anni, le transaminasi molto elevate, l’assenza di altre cause. Certamente ci sono stati casi di epatite acuta severa in alcuni centri, che però non sono necessariamente legati a questo allarme”

Anche l’infettivologo Massimo Galli, all’Ansa, associa i nuovi casi di epatite a “un virus che finora non abbiamo inquadrato. Trattandosi di bambini, se vi dovesse essere una trasmissione virale, penserei a una di tipo orofecale. Mentre sono da escludere legami con il Covid e con il vaccino”.

 

 

Napoletano doc (ma con origini australiane e sannnite), sono un aspirante giornalista: mi occupo principalmente di cronaca, sport e salute.