Politica
Ex Ilva, il Parlamento unito può salvare il centro siderurgico di Taranto
Quello che stiamo vivendo sull’emergenza Taranto è assurdo. Dopo i tentativi effettuati dal ministro Urso, l’intero dossier è passato alla competenza della Presidenza del Consiglio, e quindi il Parlamento sa che la presidente Meloni è diventata l’interlocutrice diretta. Se si andasse avanti con sistematici e inutili incontri tra il governo e i sindacati e il sistema imprenditoriale nazionale, con supporti finanziari di poco superiori ai 120 milioni di euro, invocando la Cassa Integrazione Guadagni, emettendo gare prive di un’adeguata certezza in quanto sempre a rischio di blocchi da parte della magistratura, arriveremmo fra pochi mesi alla chiusura dell’impianto.
E allora prende corpo una scelta obbligata per il Parlamento: nella sua funzione di riferimento democratico deve essere in grado di superare la logica degli schieramenti contrapposti. Deve, con la massima urgenza, produrre un atto comune con cui chiedere al governo di abbandonare la ricerca di possibili organismi disponibili a partecipare a gare; la richiesta di prestiti temporanei e completamente inutili al rilancio del centro; la predisposizione di ricorsi a Casse Integrazioni Guadagni Speciali; la prospettazione di un futuro temporaneo parziale del centro rinviando a un futuro poco chiaro una adeguata crescita nella produzione.
Il centro siderurgico di Taranto non è paragonabile a un asse ferroviario ad alta velocità in cui possono trovare spazio e motivazione schieramenti contrapposti; non è paragonabile a un nuovo tunnel ferroviario o a una condotta energetica come la Trans Adriatic Pipeline (TAP). Il centro siderurgico di Taranto, oltre alla dimensione occupazionale (oltre 25.000 occupati tra diretti e indiretti), rappresenta una condizione chiave per il mantenimento del nostro Paese all’interno dei Paesi produttori di acciaio.
Di fronte a una simile richiesta, il governo – e non un ministro – dovrà necessariamente assumere direttamente la gestione dell’impianto e assicurare le risorse. Senza dubbio non sarà facile. Proprio in questi ultimi giorni, per garantire risorse limitate per il contenimento dei costi dei carburanti (risorse dell’ordine di 100 milioni di euro), è emersa la limitata disponibilità di risorse pubbliche; il Ministero dell’Economia e delle Finanze solleverà seri problemi sulla relativa copertura finanziaria, e allora sarà necessario ricorrere allo strumento del Partenariato Pubblico Privato. Un partenariato in cui coinvolgere industrie italiane legate alla produzione di acciaio e al tempo stesso un PPP supportato dallo strumento del “Canone di disponibilità”. In tal modo, la disponibilità di cassa sarebbe frantumata nel tempo.
C’è in questo momento una particolare condizione positiva: fra un anno si torna al voto, e una sottovalutazione dell’emergenza Taranto automaticamente si trasformerebbe in un crollo del consenso all’interno di tutti gli schieramenti politici.
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