Cuori d'acciaio
Ex Ilva, servono 7 miliardi di euro per reinventare l’impianto. Il governo deve tutelare 25mila posti di lavoro
Abbiamo appreso in queste ore che: “la Corte d’Appello ordina lo stop dell’area a caldo entro 90 giorni. Per i giudici di Milano restano criticità legate alla presenza di amianto e alle emissioni di polveri sottili. Accolto il ricorso di un comitato di genitori tarantini”.
Leggendo un simile comunicato nasce spontaneo un enorme sconcerto; continuiamo cioè ad assistere a sistematiche azioni di blocco dell’impianto siderurgico senza che contestualmente, da parte del Governo e, soprattutto del Parlamento, si assumano decisioni e scelte davvero incisive e capaci di annullare una volta per tutte questi sistematici blocchi (sette in soli tre anni). Ricordo che dai tempi del Governo Conte 1 e Conte 2, dai tempi del Governo Draghi, dai primi mesi di insediamento dell’attuale Governo, ho, in modo davvero snervante, denunciato la grave responsabilità delle Istituzioni nel portare praticamente alla chiusura del centro siderurgico di Taranto. Su varie testate giornalistiche ho prodotto finora 18 articoli in cui, dopo il grave errore commesso dall’allora Ministro Luigi Di Maio, ribadivo la completa incapacità dei vari Governi nell’affrontare, nel gestire e nel superare quello che sin dall’inizio, cioè dal 2018, io ho definito, insieme al Segretario Generale della UILM Rocco Palombella, la più grave bomba sociale del Paese. Invece siamo andati avanti, anno dopo anno, con la illusione di risolvere questa grave crisi sperando in possibili offerte di acquisto o di parziale coinvolgimento di imprese industriali del settore.
Addirittura sette mesi fa avevamo appreso che Jindal e Flacks avevano presentato un’offerta davvero apprezzabile e che si era vicinissimi alla formalizzazione dell’affidamento e un mese fa abbiamo appreso che le offerte di Jindal e Flacks erano “irricevibili”. Non sollevo una critica solo al Governo, sollevo invece una critica al Parlamento e sollevo una critica agli schieramenti che garantiscono una consistente maggioranza parlamentare; queste forze parlamentari sanno bene che siamo ormai all’ultimo anno di Legislatura, siamo quindi ormai in piena campagna elettorale e continuare a commettere gravi errori significa costruire le condizioni per un prevedibile fallimento elettorale; un fallimento davvero elevato non solo a scala locale ma nazionale. Senza dubbio, anche se con molto ritardo, l’intero dossier è passato alla competenza della Presidenza del Consiglio e quindi il Parlamento sa che la Presidente Meloni è diventata l’interlocutore diretto; il soggetto che dovrà necessariamente identificare, dopo il fallimento dei vari soggetti che si sono succeduti in questi lunghi anni, una precisa linea strategica capace di evitare la chiusura di uno dei più grandi centri siderurgici d’Europa.
La Presidente Meloni sa bene, anche perché l’ottimo lavoro dei Commissari ha in questi anni prodotto possibili Piani di rilancio, che esistono possibili azioni di risanamento dello intero hinterland tarantino. Sappiamo anche che occorrono circa 7 – 8 miliardi di euro per reinventare l’impianto rendendolo interessante a possibili realtà imprenditoriali. Il Governo dovrebbe quindi, nella prossima Legge di Stabilità, inserire una posta di programma di almeno 7 miliardi di euro da utilizzare nei prossimi cinque anni. Solo in tal modo metteremo fine alla sistematica altalena dei blocchi della magistratura, solo così annulleremo le sistematiche illusioni di offerte impresentabili, solo così eviteremo di annullare il nostro Paese dal sistema dei Paesi produttori di acciaio e, soprattutto, eviteremo la perdita irreversibile di 25.000 posti di lavoro. Questa volta forse il Paramento comprenderà sia la gravità del momento, sia il rischio che una sottovalutazione si trasformi in un crollo del consenso.
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