Lo scaffale
Fermarsi per decidere meglio nell’era delle scelte veloci. Il messaggio in “Pensare blu”, di Roberto Basso
Tra i tanti film molto belli di Clint Eastwood c’è “Sully”, con Tom Hanks, in cui si racconta un fatto realmente accaduto. Il film segue il pilota Chesley Sullenberger, che nel 2009 riuscì a compiere un atterraggio d’emergenza sul fiume Hudson a New York dopo che il suo aereo aveva perso entrambi i motori a causa dell’impatto con uno stormo di uccelli. Il pilota (Hanks) deve prendere una decisione drammatica – dove atterrare? – in pochissimi minuti. Prese quella giusta, un ammaraggio incredibile sul fiume, salvando sé stesso e decine di passeggeri. Cosa passò per il suo cervello in quel poco tempo? A cosa si affidò per prendere la decisione? Ecco, “Sully” è una metafora perfetta su tutti noi dinanzi al problema della scelta. Per questo il film di Eastwood è sviscerato in lungo e largo nel libro di Roberto Basso, «Pensare blu – Dal pensiero critico al problem solving» (Luiss University).
Perché “blu”? Scrive l’autore: «Che cosa immaginate quando leggete la parola “blu”? Il mare? O il cielo? A me vengono in mente entrambi questi elementi infiniti e lontani. La distanza e lo spazio inducono a fermarsi, a riflettere. Il blu non è il colore della passione che infiamma né quello dell’urgenza che incalza. È piuttosto il colore da associare alla sospensione dell’azione, alla riflessione. Pensare blu però non significa rinunciare ad agire ma scegliere di vedere con chiarezza prima di muoversi. Non è inerzia: è lucidità. Questa sospensione – che i filosofi antichi chiamavano epoché – anziché essere un rinvio è piuttosto un atto di forza: fermarsi un istante prima di decidere vuol dire guadagnare spazio. In questo spazio il pensiero diventa “critico”: osserva, distingue, mette in discussione, cerca connessioni nascoste. Ed è in questo spazio che si coltivano due capacità che diventano ogni giorno più importanti nella vita e nel lavoro: il problem solving e il decision making». Ecco allora la necessità di «pensare blu», che è «un atto dirompente perché una buona risposta può essere decisiva mentre una risposta non ponderata può essere dannosa. Pensare blu vuol dire difendere il tempo necessario alla ragione per scegliere meglio; distinguere la voce più vera tra voci più forti; non cadere nella tentazione delle soluzioni facili; non confondere il semplice con il semplicistico».
Nel libro di Basso c’è davvero tanta roba, come si dice adesso. Come scegliere, quando scegliere. L’essenza della scelta sta nella sospensione, certo relativa, del tempo: la razionalità ha bisogno di più tempo dell’impulso. E questo “di più” temporale ci rimanda al blu e a Sully: «Blu è il cielo di New York su cui si alza il volo del comandante Sullenberger così come blu è il suo pensiero, che lo mette di fronte a una scelta e lo spinge a scegliere con lucidità una manovra mai eseguita fino ad allora, e tuttavia quella a cui sentiva di poter associare la maggiore probabilità di successo. Una manovra che salverà la propria vita e quella di altre 154 persone: tutti gli uomini e le donne che quel giorno attraversavano con lui lo stesso cielo».
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