Lo scaffale
Figli della menzogna, tra prostituzione e galera: il dramma di Stella in “Non ti fidare”, il romanzo di Claudio Fava
Questo è un romanzo che si fa leggere tutto d’un fiato, lo si apre e subito si entra nella storia semplice e tremenda che qui si snoda: “Non ti fidare” di Claudio Fava (Fandango libri) è «un gioco di specchi e di inganni», di bugie lunghe una vita, racconto di «una vita sbagliata». Nulla è al posto giusto in questa vicenda raccontata sullo sfondo di un contesto storico preciso, l’Argentina dei massacri degli anni Settanta, e di un panorama romano quantomai livido, sporco, umido: e i due quadri si fondono in un insieme disumano. La protagonista del romanzo, Stella, è una giovane donna forte e debole insieme, è la grande vittima di un imbroglio scandaloso. Sballottata e stupefatta dalla sorpresa del grande intrigo contro di lei, quando le viene comunicato con freddezza burocratica che suo padre non è il vero padre, Stella sbanda, quasi sta per crollare. Ma tutto sommato reggerà.
Di fronte a lei la figura aspra del colonnello argentino Carnevale, il finto padre, tra il velenoso e l’ambiguo, carnefice della Storia nella sua versione più infame. E tra loro si muovono piccole figure, anche esteticamente brutte o menomate – la duplice zoppìa dell’avvocato e dell’ispettore sono emblemi di una inafferrabile ambiguità come accade con certi personaggi della letteratura russa. E l’amica Elena, invece così “normale”, che presta il suo letto a Stella che una volta a settimana si prostituisce, così, senza una ragione precisa, per cercare un diversivo penoso in un’esistenza già grigia. Il rapido viaggio della protagonista a Buenos Aires per cercare di capirci qualcosa è un lampo lacerante: vedrà i luoghi della fine dei veri genitori.
«Anni dopo, quand’erano ormai in Italia, Stella aveva letto che quella galera clandestina era stata trasformata in un museo. Avevano ricostruito minuziosamente l’agonia e la morte dei quattromila detenuti che erano passati in quella palazzina: militanti di sinistra, studenti con l’aria troppo sveglia, sindacalisti, teste calde, anarchici, qualche gesuita. Era lì, in quella transumanza di sofferenze e vite brevissime, che era finita la vera madre di Stella: catturata, costretta a partorire, poi liquidata come tutti gli altri. Per questo lei era a Buenos Aires: per vedere il luogo dove tutto era cominciato. Ed era finito». Poi il ritorno, i confronti con il finto padre in carcere. E il ritmo cresce insieme all’angoscia di Stella verso l’inatteso finale.
Romanzo asciutto che sarebbe perfetto per una sceneggiatura, “Non ti fidare” scava nel torbido di rapporti umani e familiari, rapporti sbagliati fino alla loro negazione. Claudio Fava, giornalista e già autore di numerosi romanzi, porta il lettore dentro la trama sottile di una vicenda vergognosa, come in realtà ci furono davvero – ce lo dice l’autore stesso – nell’Argentina della dittatura militare. Quel “non ti fidare” che la mamma morente sibila a Stella appare un monito generale, in un mondo sbagliato. Ma al lettore resta l’impressione finale che forse anche per Stella ci sarà un futuro libero.
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