È diventato il genere letterario dell’estate: le liste di proscrizione dei filo-Putin. Dopo il caso Corriere della Sera, con la pubblicazione di nomi e foto dei presunti sostenitori dello Zar russo e la successiva corsa di Copasir e servizi segreti a smentire il dossier, ora è il turno di un nuovo report che questa volta mette in imbarazzo il Partito Democratico.

Tutto nasce dalla presentazione, avvenuta martedì con una conferenza stampa in Parlamento, del dossier “Disinformazione sul conflitto russo-ucraino” curato dalle ong Federazione italiana diritti umani e Open Dialogue. All’appuntamento è presente il deputato Dem Andrea Romano, mentre all’ultimo momento danno buca gli altri due parlamentari che dovevano intervenire all’incontro: la collega Pd Lia Quartapelle e il deputato di +Europa Riccardo Magi.

Il motivo è presto detto: il dossier è un caleidoscopio di opinioni, interviste, un mare magnum in cui tutto viene tacciato di filo-putinismo. Così nel report delle due ong, che a Repubblica sottolineando come Pd e +Europa non hanno avuto ruolo nella stesura del dossier, finiscono Alessandro Orsini e Donatella Di Cesare per i loro interventi a Cartabianca su Rai3, ma anche Oliver Stone per il documentario-intervista a Putin e Corrado Augias, per una intervista allo storico Alessandro Barbero, oltre al giornalista e inviato di guerra Toni Capuozzo, collaboratore tra l’altro anche della web tv del Riformista.

Come sottolinea la stessa Repubblica, che sulle sue pagine aveva dato spazio a una delle prime liste di proscrizione dei ‘putinisti’, quella di Gianni Riotta, il dossier presentato in Parlamento “si limita a gettare nell’unico calderone cose ben diverse tra loro”, non riuscendo a distinguere tra opinioni personali e vere e proprie fake news.

È la tesi sostenuta ad esempio da Magi, che ha disertato l’incontro: “Il dossier confonde piani diversi, rischiando di creare liste di proscrizione che hanno coinvolto professionisti impegnati da anni per una informazione circostanziata sulla Russia. La stampa libera è uno dei punti di forza delle nostre democrazie. I bavagli, le pagelle di conformità, lasciamole a quei regimi che poco hanno di democratico”.

Ma la risposta migliore al clima da ‘caccia alle streghe’ arriva proprio da uno dei nomi presenti nel report, Corrado Augias. Dalle pagine di Repubblica il giornalista replica così infatti alla lista di proscrizione: “Cadono le braccia. Non per l’accusa insensata ma per i suoi estensori. Mi chiedo dove prendano le loro informazioni, con quale criterio, quale preparazione, le valutino. Sono andato con la memoria alla ricerca di una possibile fonte. Credo di averla trovata nel fatto che, nel corso del programma Rebus (Raitre), ho detto che bisogna anche tenere presenti le ragioni storiche che possono aver motivato il dittatore russo nella sua aggressione all’Ucraina. Il sottotitolo del programma è il celebre motto virgiliano “Rerum cognoscere causas”, cercare di capire perché le cose avvengono”. Quindi l’invito alle ong che hanno prodotto il dossier: “Esorto gli estensori dell’accusa a coltivare la lettura e, volendo, a qualche parola di rammarico”.

Alle polemiche ha quindi risposto su Twitter Eleonora Mongelli, vicepresidente della Federazione Italiana Diritti Umani. Secondo l’esponente di FIDU il dossier “non è un acritico elenco di presunti “putiniani”, né invoca censure, né vuole essere una lista di proscrizione, né vuole stigmatizzare le più che legittime opinioni di giornalisti o commentatori”, bensì frutto di un “approfondito lavoro (documentato) che sia Fidu sia Odf portano avanti da diversi anni sui pericoli della disinformazione e nello specifico mostra una selezione di casi esemplificativi su come la disinformazione, sul conflitto russo-ucraino, ha permeato una parte del sistema informativo italiano e, per disinformazione, si intende esclusivamente la diffusione non di opinioni, (che ribadiamo essere più che legittime), ma di fatti, dati e argomentazioni che non trovano riscontro nella realtà e che vengono talvolta rilanciate da giornalisti e media italiani in modo inconsapevole e senza alcuna smentita di rappresentazioni fattualmente distorte della realtà”.

Redazione