“E’ grave che un commissario d’esame si esprima in questi termini, li ha distrutti moralmente. In tanti ci hanno chiamato perché si sono sentiti umiliati dalle parole del pm Luca Poniz“. A parlare è Claudia Majolo, presidente dell’associazione Unione Praticanti Avvocati dopo lo ‘show’ di uno dei 30 componenti della commissione d’esame dell’ultimo concorso in magistratura. Concorso per 310 posti in palio che ha visto appena 220 candidati su 3.797 superare la prova scritta, con una percentuale appena del 5,7%. Ma, oltre alle offese agli aspiranti magistrati, accusati di una “grande povertà argomentativa e linguistica”, di una “errori marchiani di concetto, di diritto, di grammatica” e, addirittura, di non “sapere andare a capo”, un problema molto serio, io l’ho imparato in terza elementare”, cosa c’è davvero dietro l’ecatombe del concorso bandito nel 2019 e slittato per due anni a causa del Covid?

Innanzitutto resta sempre attuale il sorteggio della stessa commissione d’esame dove il ruolo delle correnti gioca sempre un ruolo fondamentale. A tal proposito torna sempre utile ricordare quanto scritto da Luca Palamara e Alessandro Sallusti ne “Il Sistema”. “Non ci crederà, ma le correnti sono come una squadra di calcio: serve un buon vivaio, senza il quale non si va da nessuna parte. Non per nulla c’è la corsa, e non solo per il gettone economico, a fare il commissario nei concorsi per magistrati. A decidere è la terza commissione del Csm, cioè un organo lottizzato dalle correnti che a sua volta lottizza i commissari, e di questo sulla mia chat c’è ampia documentazione. Ciò serve, non solo ma anche, a garantire le raccomandazioni: basti pensare che con questo meccanismo nella mia consiliatura due figli di componenti del Csm sono diventa-ti magistrati”.

In una nota Upa esamina diversi aspetti da affrontare nell’immediato futuro. Innanzitutto, “appare ingeneroso fare generalizzazioni in forza delle quali i laureati italiani abbiano una “grave povertà argomentativa e linguista” e siano “incapaci di scrivere in italiano”. Tale affermazione risulta infondata, in quanto incolpa un sistema universitario che, seppur imperfetto, comunque fornisce agli aspiranti magistrati una preparazione teorica di base che consente loro – dopo una solida preparazione post-lauream – di avere buone possibilità di superare questo difficilissimo concorso”.

Secondo l’Upa “tale sistema universitario andrebbe invece implementato attraverso l’introduzione di percorsi specializzanti dedicati a chi voglia intraprendere la carriera di uditore giudiziario; tale percorso dovrà necessariamente prevedere veri e propri laboratori di scrittura e dovrà vedere approfondimenti mirati sulle materie oggetto delle prove scritte (e che sono essenziali per la formazione dell’aspirante magistrato). Allo stesso modo, occorre ridare una centralità al sistema universitario, valorizzando il ruolo delle Scuole di Specializzazioni per le Professioni Legali le quali andranno riformate sì che queste possano costituire un percorso formativo all’esito del quale l’aspirante candidato possa acquisire la preparazione teorico-pratica necessaria per superare l’ostica procedura concorsuale”.

Polemica anche sulle tracce d’esame che a distanza di 15 anni sono profondamente cambiate “diventando estremamente più complicate e iper-specialistiche. Se sino a 15 anni fa le tracce vertevano, essenzialmente, sui principi e sugli istituti generali del diritto civile, del diritto penale e del diritto amministrativo (conosciuti, si badi bene, anche da chi aveva una semplice solida e teorica preparazione universitaria) oggi è richiesto all’aspirante magistrato di essere un vero e proprio Funes el memorioso, ovvero sia un conoscitore di tutto lo scibile giurisprudenziale degli ultimi anni; ciò a discapito, evidentemente, della “capacità argomentativa” e “linguistica” del candidato che difficilmente potrà essere applicata laddove si discute della notissima giurisprudenza relativa alla servitù di mantenere una costruzione a distanza illegale da altra costruzione o dal confine e della configurabilità della medesima servitù in caso di immobile costruito abusivamente”. Da qui l’auspicio a “un serio dibattito rispetto alle proposte di riforma, più volte invocate dalla scrivente associazione e, peraltro, da tempo depositate ai competenti Ministeri, del corso di laurea in giurisprudenza e dello stesso concorso in magistratura”.

Critiche per le parole di Poniz e per l’eccessivo numero di bocciati sono arrivate la scorsa settimana anche da due colleghe: Loredana Micciché di Magistratura Indipendente (consigliera togata del Csm e consigliera di Cassazione) e Cinzia Barillà di Magistratura Democratica (magistrato di sorveglianza a Reggio Calabria). Entrambe, in una intervista a Repubblica, hanno criticato la commissione d’esame ritenendo “improbabile che oltre 3.500 giovani dichiarati non idonei all’ultimo concorso abbiano commesso errori ortografici o gravi errori di diritto”. Un “giudizio ingeneroso e poco attento ai sacrifici soprattutto personali ed economici che sono stati sostenuti da tanti candidati”.

Giornalista professionista, nato a Napoli il 28 luglio 1987, ho iniziato a scrivere di sport prima di passare, dal 2015, a occuparmi principalmente di cronaca. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa, ho frequentato la scuola di giornalismo e, nel frattempo, collaborato con diverse testate. Dopo le esperienze a Sky Sport e Mediaset, sono passato a Retenews24 e poi a VocediNapoli.it. Dall'ottobre del 2019 collaboro con la redazione del Riformista.