«Negare alla magistratura precaria il legittimo inquadramento e la giusta retribuzione è una vergogna di Stato che, tra l’altro, rende altrettanto precari i diritti dei cittadini e meno attraente per gli investitori stranieri»: ne sono convinte Olga Rossella Barone e Mariagiuseppina Spanò che annunciano l’astensione dei giudici di pace dalle udienze fino al 26 settembre. Una decisione, quella comunicata dalle presidenti delle associazioni che rappresentano i giudici di pace, nell’aria già da tempo. Sono anni, infatti, che la magistratura onoraria lamenta la precarietà del proprio lavoro e chiede di essere inquadrata nell’ordine giudiziario al pari dei magistrati togati. Il che significherebbe stipendio a fine mese, contributi versati, più tutele e più garanzie per circa 5mila professionisti in tutta Italia che, da un ventennio a questa parte, smaltiscono il 70% del contenzioso civile e penale.

Una prospettiva di inquadramento sembrava essersi aperta dopo l’assegnazione al nostro Paese dei circa 209 miliardi del Recovery Fund. Niente da fare, invece. Ed è proprio questo che lamentano le rappresentanti del Coordinamento magistratura giustizia di pace e del Movimento autonomo giudici di pace: «In un periodo di grave emergenza giudiziaria, in cui lo Stato dovrebbe garantire ai suoi smarriti cittadini l’accesso qualitativo e quantitativo alla giustizia, e dopo che il 15 luglio l’Europa ha notificato all’Italia l’avvio della procedura di infrazione per le reiterate violazioni ai danni dei giudici di pace e dei magistrati onorari – attaccano OIga Rossella Barone e Mariagiuseppina Spanò – la soluzione più immediata e avvincente per la ministra della Giustizia appare non quella di ottemperare a quanto richiesto, ma quella di continuare a creare figure occasionali e ancillari, così consegnando definitivamente i cittadini e l’avvocatura a una stagione di caos giudiziario che inevitabilmente si ripercuoterà anche sulla struttura economica del Paese».

I giudici onorari, infatti, hanno deciso di scioperare e di scuotere le istituzioni non solo nella speranza di essere finalmente “equiparati” ai magistrati di carriera. Il Coordinamento magistratura giustizia di pace e il Movimento autonomo giudici di pace, infatti, segnalano anche le conseguenze che la precarizzazione della loro attività può scatenare per i diritti dei cittadini e per l’economia italiana. «Mantenere la giustizia in uno stato di precarietà – proseguono Olga Rossella Barone e Mariagiuseppina Spanò – equivale a rendere precari anche i diritti dei cittadini e a privare gli imprenditori italiani e stranieri di quelle certezze indispensabili affinché essi possano investire con serenità e con profitto sul territorio nazionale». Di qui la decisione di scioperare, dopo la protesta scatenata durante la visita della ministra Cartabia a Napoli, e di ribadire al premier Mario Draghi le richieste della categoria: subito l’inquadramento economico, assistenziale e previdenziale per i giudici di pace «in misura corrispondente alla retribuzione complessiva riconosciuta alla magistratura di carriera».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.