Chi credeva che con la riunione di ieri si riuscisse a definire le linee per una più completa ripresa dell’attività giudiziaria, è stato deluso. Il vertice che si è tenuto tra i capi degli uffici giudiziari napoletani e i rappresentanti dell’avvocatura ha prodotto un appuntamento per nuove riunioni. Più precisamente, si è deciso di istituire dei tavoli tecnici, uno per il settore civile, uno per il settore penale e uno per il giudice di pace. L’intento sulla carta è trovare soluzioni mirate a seconda delle esigenze e delle problematiche specifiche di ciascun ufficio, di ciascun settore della giustizia. Si vedrà. Il timore di molti, soprattutto nel mondo dell’avvocatura, è che poco o nulla cambi, che il tempo del desiderato cambio di passo della giustizia non sia ancora maturo. Si vedrà, dicevamo.

Intanto da lunedì dovranno riprendere le attività della giustizia dopo la pausa feriale. Per il momento si procederà con le linee guida decise prima della pausa feriale, quelle che hanno dettato la marcia di processi, udienze, provvedimenti e sentenze durante la cosiddetta fase 2. Cosa succederà adesso? C’è tanta incertezza, forse troppa. Davvero dipende tutto dalla sola curva epidemiologica? Ci sono molti scettici, molti disillusi, molti preoccupati, fra chi frequenta per lavoro la cittadella giudiziaria. Nella migliore delle ipotesi i tavoli tecnici dovrebbero tenersi a inizio settimana prossima e mettere tutti d’accordo – magistrati, avvocati, dirigenti amministrativi, cancellieri – su come organizzare gli accessi in tribunale, nei vari uffici giudiziari e nelle cancellerie, su come celebrare le udienze, su come evitare i rinvii e gestire le prenotazioni, come regolare gli accessi nelle cancellerie, evitare che le decisioni penalizzino il lavoro di uno o un altro attore del pianeta giustizia o mettano a rischio la salute e la sicurezza.

Una matassa da districare, resa ancora più aggrovigliata dalle croniche carenze negli organici di magistrati e amministrativi. La coperta è corta e l’emergenza-Covid ha imposto nuovi problemi e nuove regole di prudenza e di gestione. Cosa fare? Settembre intanto è già iniziato. Ognuno ha calato sul tavolo delle proposte. Gli avvocati rappresentati dal presidente Antonio Tafuri, numero uno del Consiglio dell’Ordine di Napoli, i penalisti rappresentati dall’avvocato Ermanno Carnevale, presidente della Camera penale partenopea, e i civilisti, rappresentati dall’avvocato Riccardo Sgobbo che guida la Camera civile, hanno puntato su tre questioni: udienze, cancellerie, front office. Chiedono che vengano celebrate più udienze in modo da ritornare a una ripresa della giustizia a pieno regime, prevedendo anche udienze di pomeriggio e per i civilisti udienze in più giorni alla settimana rispetto ai due giorni settimanali da calendario.

Chiedono un prolungamento degli orari di apertura delle cancellerie e l’abolizione del sistema delle prenotazioni. Inoltre, chiedono un potenziamento dei front office che in Corte d’appello e in Tribunale, in questi primi mesi, si sono rivelati utili a evitare folle agli ascensori e gestire in maniera efficiente i flussi di presenze. Sulle prenotazioni, di contro, i capi degli uffici hanno mostrato perplessità di fronte alle richieste degli avvocati ribadendo l’utilità del metodo anche per ragioni di sicurezza, perché attraverso le prenotazioni sarebbe più facile risalire alla catena dei contatti in caso di eventuali positività al Covid.

Gli avvocati sperano che almeno si possano prevedere prenotazioni uniche per più adempimenti anche in sezioni diverse, evitando, come accade ora, di dover fare per ogni adempimento, per ogni ufficio giudiziario, una singola prenotazione. Ci sono orientamenti di massima, quindi, ma le decisioni sembrano ancora lontane. I tavoli tecnici, decisi dopo il vertice di ieri, dovrebbero dare risposte e linee guida e diluire questa nube di incertezza. Al confronto, tra gli altri, il presidente della Corte d’Appello Giuseppe De Carolis, il procuratore generale Luigi Riello, l’avvocato generale Antonio Gialanella, il presidente del Tribunale Elisabetta Garzo, il procuratore Giovanni Melillo, il presidente del Tribunale di Sorveglianza Adriana Pangia. Presenti anche i dirigenti amministrativi e responsabili della sicurezza del Palazzo di giustizia. Per le decisioni, però, bisogna attendere. Si dovrà aspettare la definizione dei tavoli tecnici. Intanto dovrebbero essere ormai brevi i tempi per consentire test sierologici agli avvocati che desiderino sottoporsi a questo esame. E sarebbe un primo inizio.