Il numero delle udienze in Tribunale raddoppierà da lunedì ma il fatto di dover ricevere per via telematica la comunicazione di quelle che saranno trattate e di persona, e con un orario compresso fra le 9 e le 10,30 del mattino, quella dei rinvii alimenta tra gli avvocati nuovo malcontento. E alla vigilia dell’entrata in vigore delle nuove linee guida adottate dal presidente del Tribunale Elisabetta Garzo con l’aumento da tre a sei del numero di processi trattati ogni giorno davanti alle sezioni collegiali del settore penale e da cinque a dieci quello delle udienze davanti al giudice monocratico, si rischia a Napoli un nuovo caso.

Ordine degli avvocati e Camera penale stanno studiando il decreto presidenziale per valutare eventuali iniziative, intanto i penalisti del gruppo Sostituzioni penali Covid hanno stilato un documento per dare unica voce al coro di critiche sollevato da un gran numero di avvocati ed esternato in larga parte sulle pagine social. “Il sistema, è inutile negarlo, appare largamente inadeguato per la gestione delle quotidiane incombenze a cui i colleghi devono fare fronte e peraltro rischia di diventare pericoloso mano a mano che il periodo di sospensione straordinaria dei termini esaurirà i suoi effetti e costringerà gli avvocati a confrontarsi nuovamente con le ordinarie, perentorie scadenze previste dal codice di rito”, si legge nel documento laborato dall’avvocato Francesco Benetello e sottoscritto dal gruppo Sostituzioni penali Covid che hanno comunque apprezzato l’impegno del presidente Garzo a rivedere le linee guida come chiesto dai penalisti.

Il problema riguarda in particolare la nuova organizzazione delle udienze e la scelta dei rinvii comunicati in udienza in una ristretta fascia oraria. “Se da un lato è chiara la finalità di questa novità (sgravare il personale di cancelleria dall’onere di provvedere alle comunicazioni dei rinvii, soprattutto alla luce dell’enorme arretrato accumulato in questi mesi con centinaia di differimenti non ancora comunicati ai difensori), dall’altro – ragionano gli avvocati nel documento inviato alla presidente Garzo e al presidente degli avvocati Antonio Tafuri – ci sfugge l’opportunità della disposizione”. Il timore è che si creino assembramenti, visto che ci sono giudici monocratici che in media si trovano a gestire ruoli di udienza con 35 o 40 fascicoli.

“Ciò significa che tra le 9 e le 10,30 un magistrato si troverebbe a dover differire circa 30 processi, il che comporterebbe un potenziale afflusso in aula di 40-50 persone e praticamente in contemporanea” fanno notare gli avvocati. Il piano di valutazione dei rischi a Palazzo di giustizia, per la cosiddetta Fase Covid, ha vietato il contemporaneo afflusso di più di 25 persone, ulteriormente ridotto per le aule al quarto livello che sono meno capienti. “Ancora non riusciamo a comprendere il motivo per il quale dobbiamo essere fisicamente presenti in Tribunale ma non possiamo chiedere che nei processi destinati al rinvio si possano, al contrario, svolgere altre attività, parimenti veloci e di pronta definizione come riti alternativi, richieste di messa alla prova, questioni preliminari” concludono gli avvocati.