Poche udienze e tribunale semivuoto, alcuni rinvii e code per accedere all’interno degli uffici giudiziari, soprattutto per chi doveva ritirare i casellari giudiziari. Il primo giorno della fase 2 a Palazzo di Giustizia è trascorso così. La giustizia a Napoli si è rimessa in moto dopo il lockdown, ma con un numero di processi ridotto del 30% per esigenze di sicurezza e un flusso di persone limitato a circa 1500 a fronte delle circa 5mila che in media ogni giorno frequentavano il Palazzo di giustizia prima delle misure anti-Covid. In totale, nel settore penale, si prevede una trentina di udienze al giorno. Gli avvocati ritengono che si tratti di una restrizione esagerata e lamentano un numero esiguo di processi che limita, a loro dire eccessivamente, il volume dell’attività giudiziaria giornaliera.

E questo è uno dei temi centrali su cui si è consumato nei giorni scorsi lo strappo tra il Consiglio dell’ordine degli avvocati e i capi degli uffici giudiziari. Ieri, al termine di un riunione dei Consigli degli avvocati delle varie sedi del distretto, è stato stilato un documento in cui gli avvocati contestano “la mancanza di programmazione, indirizzo e stimolo da parte della Corte di appello di Napoli che, in nome della necessità di evitare disparità di trattamento nel distretto, ha di fatto sospeso ogni attività e livellato al ribasso l’operatività degli uffici”, invocano “il richiamo al senso di responsabilità di tutti i soggetti che hanno il compito di garantire la ripartenza del sistema produttivo nazionale ed in particolare del comparto giustizia, evidenziando l’urgenza di interventi che consentano in tempi rapidissimi sia la tutela dei diritti dei cittadini, sia la sopravvivenza di migliaia di professionisti non stipendiati”, e chiedono “un immediato intervento di rango legislativo o regolamentare per disciplinare in maniera univoca e uniforme i processi in tutti gli uffici giudiziari, con l’inclusione attiva dell’avvocatura nei processi decisionali e con indicazione di precisi e rigorosi parametri entro i quali, in ragione di eventuali peculiarità ed esigenze logistiche, ciascun dirigente possa motivatamente adottare misure organizzative particolari condivise con l’avvocatura”.

Gli avvocati chiedono, dunque, un nuovo confronto con la magistratura a livello distrettuale per ottenere linee guida condivise e omogenee nel distretto, “facendo ricorso, se del caso, anche a soluzioni innovative praeter legem, giustificabili in ragione dell’emergenza epidemiologica, al fine di assicurare la riapertura di tutti i settori della giustizia”. Il documento conclude con l’auspicio di “una immediata ripresa del dialogo affinché avvocatura e magistratura perseguano insieme il vero obiettivo comune della tutela dei diritti del cittadino e dell’affermazione della giustizia”. Il documento è firmato dai presidenti dei vari Consigli: Antonio Tafuri per gli avvocati di Napoli, Adolfo Russo per gli avvocati di Santa Maria Capua Vetere, Gianfranco Mallardo per Napoli nord, Ciro Sesto per il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Nola, Luisa Liguoro per Torre Annunziata, Stefania Pavone per l’Ordine degli avvocati di Benevento, Antonio Barra, presidente dell’Ordine degli avvocati di Avellino.