Più udienze e nuove linee guida: dalla prossima settimana comincia, per il Tribunale di Napoli, una sorta di fase 3 con la ripresa di un più alto numero di processi a partire dalle udienze dinanzi alle sezioni collegiali che torneranno a pieno regime, senza più rinvii, e una maggiore presenza nelle cancellerie del personale amministrativo con lo smart working ridotto a un’unità su cinque. Lo ha annunciato il presidente Elisabetta Garzo interloquendo con gli avvocati alla vigilia del flash-mob che i penalisti del gruppo Sostituzioni penali Covid avevano organizzato per ieri mattina, salvo revocarlo di fronte al messaggio di apertura del numero uno del Tribunale che ha assicurato un’implementazione delle udienze e un allentamento delle restrizioni adottate fino a questo momento. Tutti contenti? Non proprio. Perché, intanto, è scoppiata la polemica con il personale amministrativo della giustizia, additato come l’interlocutore più restio ad accettare una piena ripresa delle udienze che non passasse per lo sbarramento degli accessi alle cancellerie e lo smart working.

“Occorre cambiare mentalità”, dice, intervenendo al question time organizzato dagli avvocati, la presidente Garzo a proposito della necessità di lavorare su due fasce orarie, fino alle 19, e fare udienze anche di sabato. “L’argomento non è stato accolto di buon grado dal personale amministrativo ma se vogliamo cambiare il modo di essere delle cose e fare tesoro di un periodo che è stato grave per tutti è richiesto l’impegno di tutti: dei magistrati a rispettare il programma lavorativo, degli avvocati alla stessa maniera e delle forze amministrative ad accedere a un diverso modo di svolgimento del lavoro”. Quanto al governo, Garzo aggiunge: “è necessaria una seria consapevolezza da parte del potere politico e del Ministero delle necessità di cui i tribunali hanno bisogno e delle opportunità che devono essere date a tutto il personale giudiziario e amministrativo per svolgere un lavoro che possa consentire di dare ai cittadini un servizio di giustizia e sentenze in tempi ragionevoli”.

Tutto accade a pochi giorni dalla sentenza emessa in primo grado dopo 23 anni di processo e nel pieno di una fase di ripresa che ha creato fratture tra i vari addetti ai lavori nel mondo della giustizia. “Gli strappi servono pure a rinforzare i rapporti”, commenta il presidente dell’Ordine degli avvocati Antonio Tafuri, soddisfatto per le nuove linee guida approvate dal presidente del Tribunale. Meno contento il personale amministrativo: “Cambiare mentalità sembra una richiesta quantomeno bizzarra se rivolta a quei lavoratori giudiziari che dal 9 marzo si sono immediatamente convertiti al lavoro da remoto, per tutte le attività delocalizzabili, con spirito di iniziativa e abnegazione, come sempre”, è la replica del Comitato lavoratori di giustizia.

“Quello che è più difficile da comprendere – aggiungono – è che si chiede ancora uno sforzo ai lavoratori giudiziari che da anni sostengono innovazioni e riforme a costo zero, proponendo turnazioni su sei giorni settimanali fino alle ore 19 senza alcuna gratificazione”. Si dicono “amareggiati” per le polemiche sullo smart working e per l’accusa di essere la causa delle disfunzioni segnalate dagli avvocati: “Ma a seguito di verifica è stato accertato che nel 70 per cento dei casi erano disfunzioni dovute all’improprio uso di pec e peo da parte dei professionisti”, precisano, sottolineando tra l’altro di aver avviato dal 22 aprile un piano per smaltire l’arretrato. “Basta con sterili polemiche – concludono – Piuttosto si solleciti la remotizzazione del sistema di notifiche telematiche che consentirebbe di incrementare i livelli di efficienza di cancellerie e segreterie giudiziarie”.