L’emergenza Covid ha creato una crisi che colpisce più duramente i professionisti più giovani. Accade anche nell’avvocatura. In due mesi di sospensione quasi nessun iscritto ha ricevuto la notifica di decreti di pagamento, quelli che vanno sotto la voce “Liquidazione spese di giustizia”, e per i ritardi nella lavorazione dei fascicoli, in tre mesi risultano lavorati circa 1.200 fascicoli mentre prima dell’emergenza Covid la media era di circa 600 ogni due settimane. “La giovane avvocatura non vuole indennizzi e sussidi ma pretende gli onorari dell’attività difensiva svolta circa tre anni addietro e che rappresentano crediti vantati nei confronti dello Stato che in tale momento di eccezionale necessità andrebbero saldati tempestivamente per evitare l’estinzione inevitabile di una parte della classe forense”, si legge nel manifesto con cui un gruppo di avvocati ha organizzato una nuova manifestazione di protesta contro queste e altre criticità legate all’organizzazione della cosiddetta fase 2.

Con il patrocinio del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Napoli e quelli di Torre Annunziata e Napoli nord, gli avvocati Alessandra Cangiano e Raffaele De Cicco con i colleghi del gruppo Sostituzioni Penali Covid ha lanciato l’iniziativa di un flash-mob che attraverso i canali social sta raccogliendo numerose adesioni. Gli avvocati si sono dati appuntamento per venerdì alle 10.30 all’ingresso dei rispettivi tribunali di appartenenza. Questa volta non sarà un flash-mob da remoto, ma gli avvocati saranno fisicamente presenti davanti ai palazzi di giustizia, distanziati e con guanti e mascherine, e in segno di protesta consegneranno la toga ai presidenti dei propri ordini.

“Il tempo dell’attendismo, dei rinvii e della paralisi del sistema è decisamente finito”, si legge nel manifesto in cui sono indicate proposte per potenziare l’attività giudiziaria, aumentare il numero di udienze celebrate in aula, migliorare la comunicazione telematica, rivedere l’organizzazione del settore monocratico e collegiale, dei giudici di pace, dei depositi degli atti di impugnazione, dei rinvii disposti fuori udienza. “Il Paese – dicono – sia pure con mille difficoltà, è ripartito e si sono rimessi in moto anche settori dove il pericolo di contagio è obiettivamente maggiore o comunque non propriamente essenziali e urgenti. È dunque inaccettabile che un settore primario per la vita democratica della società, quale la giustizia, rimanga al palo e differisca addirittura a dopo l’estate la prospettiva di una ripresa normale”.