I giudici di Pace? Vanno considerati e retribuiti come gli altri magistrati. Per la prima volta un Tribunale riconosce ai giudici di pace il diritto a un trattamento economico e normativo analogo a quello della magistratura professionale, ovvero di coloro che svolgono «funzioni analoghe alle dipendenze del Ministero». La sentenza è stata emessa nei giorni scorsi dai giudici della sezione Lavoro del Tribunale di Napoli e accoglie le ragioni del Coordinamento magistratura giudici di pace, guidato dalla presidente Olga Rossella Barone e patrocinato dal professor Giorgio Fontana, ordinario di diritto del Lavoro e componente del collegio difensivo.

«È la prima sentenza di un Tribunale nazionale che, alla luce della pronuncia della Corte Costituzionale del 16 luglio 2020, riconosce i diritti di una categoria definita dal ministro Bonafede “pilastro della Giustizia”, che in nome del popolo italiano amministra circa il 60% del contenzioso nazionale e nei cui confronti lo Stato ha violato non solo i principi costituzionali ma le direttive europee in tema di lavoro», sottolinea la presidente Barone. È facile immaginare che a seguito di questa sentenza ci sarà una valanga di azioni giudiziarie. Di qui la richiesta che l’associazione dei giudici di pace rivolge al Governo: «È il momento di predisporre una previsione normativa che, al pari di quanto è già successo in altri settori, regolarizzi la categoria nel rispetto dei principi costituzionali e in ottemperanza ai criteri dettati dalla sentenza della Corte di giustizia e dalle pronunce dei Tribunali italiani». In particolare, si richiedono «interventi necessari per l’Ufficio del giudice di pace, da riconsiderarsi nel suo ruolo di Ufficio di giustizia di prossimità, e in cui – spiegano il presidente Barone e il segretario Giulia De Cristofaro del Coordinamento magistratura giudici di pace – regolarizzare i magistrati in regime transitorio».

Interventi, si sottolinea ancora, «che dimostrino la volontà del Legislatore di avere a cuore l’efficienza della giustizia, la tutela dell’avvocatura e soprattutto i diritti dei cittadini». Da anni c’è un nodo attorno alla figura del giudice di pace. Da anni i giudici di pace chiedono di ottenere una stabilizzazione della propria funzione con tutte le garanzie che ciò implica, stabilizzazione che nessun governo finora ha loro riconosciuto. Sicché lamentano di essere «gli unici lavoratori, congiuntamente ai Mot (magistrati onorari in tirocinio) che, nel periodo dell’emergenza Covid, si ritrovano nella paradossale situazione non solo di non avere retribuzione certa, ma di essere privi di una copertura assistenziale e previdenziale per cui di fatto non possono ammalarsi di Covid né morire (sic!) – denunciano in una nota – non essendo previsti un trattamento di fine rapporto e una pensione di reversibilità per i congiunti, ma neanche un’indennità».

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).