Un aereo parte da Dubai con 174 persone a bordo, 166 israeliani, 27 bambini. In vista di Israele il copilota accoltella il comandante e manda il Boeing in picchiata. Cinquemila metri persi in trenta secondi, urla, sangue sulle magliette. Un pugno di passeggeri e piloti fuori servizio lo fermano, lo legano con i fili delle cuffie, riportano l’aereo a terra. Tutti vivi per un soffio. Il dirottatore è un omanita entrato in Flydubai appena otto mesi fa, un collega lo descrive come uno che pregava in modo ossessivo per tutta la giornata e si rifiutava di stringere la mano alle donne. Gli inquirenti diranno se ha agito da solo o per conto di qualcuno. Ma il profilo, diciamo, non è quello di uno stressato dai turni di notte.

La reazione

Tutto abbastanza chiaro, direte. Poi aprite i giornali. Sul Manifesto bisogna andare in cerca di un box dove la notizia non è il copilota col coltello ma Netanyahu che «parla di attentato». Sul Fatto un mare di parole, ma del “fatto” non c’è traccia: «Bibi profeta. Netanyahu aveva appena annunciato attacchi. Sospetti di attentato: l’aereo entra nelle elezioni d’Israele. Il premier cavalca la ‘minaccia’ esterna. Dubbi su cosa sia accaduto tra i due piloti». Più sobriamente, Domani titola «Lotta (con giallo) tra due piloti», come stesse parlando di una rissa al bar dell’aeroporto. E quando si scende al piano di sotto, sui social, c’è la conferma netta che la ragione ha del tutto abbandonato il campo. Il tema che spopola è la messinscena, l’«hanno fatto tutto loro». L’aereo non aveva ancora toccato terra e il colpevole era già stato trovato. Non era il copilota, era Netanyahu.

Il caso di comunicazione politica

Qui non parliamo solo di pessimo giornalismo. Se sull’aereo ci fossero stati 166 italiani, nessuno avrebbe parlato di lite. Ma quando una notizia riguarda Israele, la realtà passa per un filtro ideologico che ne rovescia il senso. La vittima diventa sospetta, il soccorso diventa propaganda, l’aggressore diventa un dettaglio da verificare. Nessun altro popolo al mondo riceve questo trattamento. Per nessun altro un tentato massacro in volo sarebbe diventato un caso di comunicazione politica. Quando un israeliano è vittima scatta il sospetto, quando si salva scatta il fastidio. I passeggeri del volo FZ1073, che il dirottamento lo stavano subendo, hanno ripreso a mani nude il controllo. Per i dirottati mentali che hanno consegnato la testa al pilota automatico dell’ideologia, non è previsto nessun atterraggio d’emergenza. Volano in picchiata da anni, convinti che sia la linea dell’orizzonte.

Direttore de Il Riformista