È davvero una battaglia quella che ha vinto Anna Immacolata Alviggi per suo figlio Mario Argenio, 35 anni originario di Atripalda in provincia di Avellino. Mario è un ragazzo molto fragile che sin dai primi giorni di reclusione aveva manifestato segni di cedimento psicologico. In carcere a Secondigliano, aveva le allucinazioni, e diceva frasi sconnesse. Alla notizia che sarebbe stato arrestato aveva anche tentato il suicidio. Così mamma Anna, preoccupata, ha iniziato la sua battaglia per il figlio chiedendo che scontasse la sua pena di 3 anni ai domiciliari dove lei stessa avrebbe potuto prendersi cura di lui.

Dopo mesi di domande, richieste e lacrime inascoltate mamma Anna, con il supporto dell’avvocato Danilo Iacobacci, è riuscita a riportare a casa Mario. Il magistrato di sorveglianza dopo aver analizzato le cartelle cliniche del giovane ha stabilito per il differimento della pena. E motiva così la decisione: “Viste le relazioni sanitarie – si legge nel documento siglato dal magistrato di sorveglianza- dalle quali emerge che il predetto è affetto da una condizione di prevalente disabilità intellettiva con innesto psicotico, solo parzialmente contenuta dalla terapia farmacologica; rilevato che nell’ultima delle due relazioni sanitarie si specifica che il detenuto potrebbe ‘enormemente’ giovarsi di una misura meno restrittiva di quella attuale, con presa in carico da parte dei servizi territoriali di competenza del Dipartimento di Salute Mentale; rilevato che Argenio non è gravato da ulteriori carichi pendenti ed essendo in espiazione di un reato commesso nel 2008, allo stato non presenta specifici profili di pericolosità sociale”.

Mamma Anna aveva raccontato al Riformista il dramma che aveva in animo e la preoccupazione per quel figlio che sin da piccolo aveva manifestato fragilità psichiche. “Per 2 mesi ha rifiutato di vederci a colloquio – aveva raccontato ai microfoni del Riformista Sabino, fratello di Mario – Lui è stato condannato a 3 anni per un reato che risale a 13 anni fa. Quando finalmente siamo riusciti a rivederlo era peggiorato, impaurito e aveva le allucinazioni. Racconta di vedere Jean-Claude Van Damme, dice di essere un carabiniere,…insomma sta malissimo e penso che se resta lì potrà solo stare peggio”.

La mamma racconta che Mario, paziente psicologicamente fragile, ha vissuto malissimo tutto l’iter processuale. “Non dormiva più – dice mamma Anna – Quando ha saputo che sarebbero venuti ad arrestarlo ha tentato il suicidio. Io stessa sono riuscita ad afferrarlo all’ultimo per salvargli la vita. Poi sono arrivati per arrestarlo e lui non ha più detto una parola, piangeva solo”. Una volta entrato in carcere per ben due mesi ha rifiutato di incontrare la famiglia a colloquio e persino il suo avvocato. Poi ci sono riusciti ma quello che hanno trovato ha solo messo ancora più in angoscia gli Argenio.

La famiglia Argenio ha denunciato quanto hanno visto al colloquio attraverso l’avvocato Danilo Iacobacci che difende Mario. E così che descrivono le condizioni di Mario quando lo hanno visto: “In data 26/10/21 Mario appariva disorientato, impaurito, si guardava continuamente intorno, agitato, ad un tratto prendeva la mano della madre dicendo che c’era qualcuno che doveva parlarle, ma invece non c’era nessuno. Insomma un ragazzo in preda a chiare allucinazioni, anche visive, con mani ghiacciate che non riusciva neppure a parlare. Praticamente bloccato nella parola, e quando parlava diceva frasi sconnesse”.

Il 7 dicembre dopo l’ultima visita in carcere mamma Anna raccontava di aver trovato Mario ancora peggio dell’ultima volta: “È sotto effetto di farmaci che non so quali sono – ha raccontato – È dimagrito tantissimo tanto che sembra uno scheletro. L’ho trovato ancora più confuso dell’ultima volta. Mi ha detto che voleva tornare a casa con me perché lui è un carabiniere e dal carcere può andare via quando vuole. È evidente che non capisce più niente”.

In più occasioni la famiglia tramite l’avvocato Danilo Iacobacci ha chiesto il differimento dell’esecuzione della pena per Mario “per gravi motivi di salute”. “Mario in carcere sta troppo male e più passano i giorni più sta peggio – aveva detto la mamma – trattenerlo ancora lì è disumano. Mario è già uno scheletro che cammina”. Ora la voce di mamma Anna non è più rotta dalle lacrime ed è felice di essere riuscita a salvare suo figlio da una pena troppo crudele per un ragazzo fragile come Mario che gli avrebbe certamente portato danni gravissimi a cui sarebbe stato difficile rimediare.

Giornalista professionista e videomaker, ha iniziato nel 2006 a scrivere su varie testate nazionali e locali occupandosi di cronaca, cultura e tecnologia. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Tra le varie testate con cui ha collaborato il Roma, l’agenzia di stampa AdnKronos, Repubblica.it, l’agenzia di stampa OmniNapoli, Canale 21 e Il Mattino di Napoli. Orgogliosamente napoletana, si occupa per lo più video e videoreportage. E’ autrice del documentario “Lo Sfizzicariello – storie di riscatto dal disagio mentale”, menzione speciale al Napoli Film Festival.