Non il 4 maggio, ma comunque a maggio riapriranno siti e musei archeologici, o almeno quelli in grado di rispettare le norme di sicurezza. E poi il governo stanzierà un bonus di 500 euro per sollecitare il turismo interno. Così il ministro del Turismo e dei Beni Culturali Dario Franceschini in un’intervista a La Repubblica. Uno dei settori più colpiti dalla pandemia da coronavirus è proprio quello legato ai beni culturali e artistici e al turismo. Un comparto che “rappresenta il 13% del Pil con il 15% degli occupati e 237 miliardi di fatturato” e che reclama sostegno e di nuova programmazione. Non ci sono ancora strumenti o misure chiare e definite ma una cosa è certa al ministro: non andremo al mare con i plexiglass: un’idea “orribile e francamente impraticabile”.

Franceschini ha detto di essere al lavoro per indicare prescrizioni sulla distanza, la sanificazione, l’organizzazione degli stabilimenti. Nessun quadro certo nemmeno per le montagne. Ovviamente la vita non potrà tornare come prima da un giorno all’altro, ha dichiarato Franceschini. Intanto il primo ministro Giuseppe Conte ha anticipato il “Viaggio Italia”, un piano sul quale il ministro dice di non voler fare “annunci se non sono sicuro al cento per cento che le cose dette diventeranno norme”.

Problematica centrale lo stop al turismo dall’estero – entrata principale del comparto – che l’esecutivo vorrebbe parzialmente tamponare con un bonus da 500 euro, che però “è presto per dire se saranno 500 euro a famiglia o una cifra più bassa ma a persona”. Non ci sarà un aumento dei prezzi sui mezzi di trasporto, ha assicurato Franceschini, a causa delle misure di distanziamento che ridurranno inevitabilmente i posti.

“Vorrei fosse comunque chiaro che nessun teatro, nessun cinema, nessun artista, verrà lasciato solo. Siamo partiti con le prime risorse straordinarie proprio dai più indifesi, quelli con i redditi più bassi”, ha detto sul mondo dello spettacolo il ministro. Gli ultimi a partire saranno gli eventi, al chiuso o all’aperto, con spazi limitati. E sulla “Netflix della cultura” annunciata qualche giorno fa Franceschini ha spiegato: “Stiamo lavorando con Cassa depositi e prestiti a una piattaforma in cui offrire, a pagamento, ciò che non si può, per ora, proporre nelle sale”.