Non è una candidatura. E proprio per questo, l’uomo va preso sul serio. Franco Gabrielli gira l’Italia per presentare il suo libro, parla di sicurezza, crisi, democrazia fragile, resilienza istituzionale. Ma attorno all’ex capo della Polizia e già sottosegretario alla Sicurezza della Presidenza del Consiglio si sta muovendo qualcosa di più di un semplice tour editoriale. Perché nelle sale dove si discute di “Contro la paura“, scritto con Carlo Bonini, si ritrovano pezzi di establishment che da tempo cercano una figura capace di rimettere ordine nel campo largo progressista senza consegnarlo definitivamente alla radicalizzazione identitaria.

Il federatore esterno

I nomi dei suoi amici e sostenitori sono di peso: Paolo Gentiloni, Francesco Rutelli, Walter Veltroni, Lorenzo Guerini. Tutti, rigorosamente dietro le quinte, osservano. Qualcuno gli dà i suoi consigli. D’altronde è da tempo che nel centrosinistra riformista — con sfumature diverse — ragionano su una possibile carta coperta. Un federatore esterno che possa riunire le anime che in questi giorni sono tornate a incontrarsi.  L’ex Margherita, i riformisti Dem, gli ex popolari. Non può essere più Elly Schlein e non può essere ancora Silvia Salis. E se si cerca un profilo laterale, istituzionale, rassicurante. Un uomo dello Stato. E Gabrielli, da questo punto di vista, è quasi perfetto. Dello statista ha non solo la stoffa ma un campionario di stoffe: Protezione civile, prefetto di Roma, capo della Polizia, intelligence, Palazzo Chigi. Ma ha soprattutto qualcosa che alla sinistra moderata manca da anni: credibilità sul tema sicurezza senza posture muscolari, senza sovranismo, senza populismo penale.

Il libro politico

Non è un caso che le sue presentazioni stiano assumendo un tono sempre meno editoriale e sempre più politico. A Roma, Walter Veltroni lo ha accompagnato pubblicamente in un confronto dal forte sapore ulivista. A Milano, la Fondazione Feltrinelli lo inserisce nel ciclo “Dove va la politica democratica?”, cioè esattamente il luogo dove il centrosinistra discute il proprio futuro. A Torino, al Salone del Libro, Gabrielli compare nel programma dell’Arena di Repubblica, il sancta sanctorum del progressismo istituzionale.

La “soluzione italiana”

Non ci sono ancora investiture ufficiali. E probabilmente non ce ne saranno ancora per molto tempo. Ma pubblicare un “Manifesto per una sicurezza democratica” a dieci mesi dalle elezioni instilla più di un legittimo dubbio. E altrettanto legittimamente, mentre il Pd continua a oscillare tra radicalismo identitario e tatticismi correntizi, una parte del mondo riformista sta tornando a ragionare attorno a una figura non di partito. Un nome che possa parlare al centro senza spaventare la sinistra. Che abbia cultura delle istituzioni ma anche profilo mediatico. Che non venga percepito come l’ennesimo professionista della politica. In questo schema, Gabrielli diventa qualcosa di più di un ex prefetto. Diventa una possibile “soluzione italiana” al caos democratico contemporaneo: tecnica ma politica, autorevole ma non ideologica, severa ma non securitaria.
E soprattutto diventa il punto di convergenza di una generazione di ex ulivisti che non si riconosce in nessun altra figura, oggi. Quando i titolari della politica mancano, si sa, arrivano i Prefetti.

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.