"Se rischio economico e giudiziario è troppo alto, alcuni temi diventano di fatto impraticabili"
Frigerio e il Journalist Trust di Reporter Senza Frontiere: “Libertà di stampa compressa dalla pressione economica e giudiziaria”
Marta Frigerio, giornalista investigativa e rappresentante per l’Italia della Journalist Trust Initiative di Reporters Without Borders, campagna per la certificazione di qualità delle redazioni, condivide le sue preoccupazioni per lo stato di salute del giornalismo in Italia, indebolito dalle querele temerarie e dalle richieste di risarcimento esorbitanti.
Le querele temerarie stanno diventando una minaccia strutturale per la stampa?
«Sì. Non sono più episodi isolati. Sono uno strumento. Si fanno richieste di risarcimento sproporzionate, spesso infondate, con un obiettivo preciso: intimidire, drenare risorse, bloccare il lavoro giornalistico».
In che modo incidono concretamente sul lavoro delle redazioni?
«Incidono moltissimo. Anche solo preparare una difesa significa perdere tempo, rileggere documenti, fermare inchieste. E poi ci sono i costi: legali, anticipi, bilanci bloccati. Per realtà piccole è devastante».
Il ruolo dei magistrati è un punto critico?
«È un tema delicato ma reale. Quando a querelare è un magistrato, il giornalista si trova in una posizione di forte squilibrio. Anche solo il rischio di finire a giudizio diventa più concreto. Questo può produrre un effetto dissuasivo molto forte».
Si crea una sorta di area “intoccabile”?
«Il problema non è dire che esistano intoccabili, ma la sproporzione. Se il rischio economico e giudiziario è troppo alto, alcuni temi diventano di fatto impraticabili. E questo è un problema per la libertà di stampa».
Le SLAPP sono quindi una tecnica di pressione?
«Esattamente. Ti faccio causa, poi vediamo come risolvere. È un modo per stabilire un rapporto di forza. Non si risponde alle domande, non si concede l’intervista, e quando esce l’articolo parte la querela».
Questo cambia il rapporto tra giornalisti e potere?
«Sì, lo altera profondamente. Si perde il confronto. Si passa direttamente al piano legale, spesso tramite avvocati. È una dinamica che indebolisce l’informazione».
Qual è l’effetto più pericoloso?
«L’autocensura. Giornalisti che rinunciano a pubblicare, anche con materiali solidi, per evitare cause milionarie. Succede sempre più spesso, soprattutto tra freelance e piccoli media».
L’Europa può invertire la rotta?
«La direttiva anti-SLAPP è un primo passo, ma limitato. Serve un recepimento serio e strumenti più incisivi. In Italia siamo ancora indietro».
In sintesi, qual è il rischio oggi?
«Che la libertà di stampa venga compressa non con la censura esplicita, ma con la pressione economica e giudiziaria. È una deriva silenziosa, ma molto concreta».
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