Il governo Draghi prende forma, a partire da quelli che si chiamano “uffici di stretta collaborazione”. Mentre il premier lima il discorso programmatico che terrà per chiedere la fiducia a Palazzo Madama mercoledì e giovedì a Montecitorio, ecco che lo staff parte con il capo di Gabinetto. Un ritorno, quello di Antonio Funiciello, 45 anni, laureato in filosofia alla Federico II di Napoli: perché Funiciello era già stato a Palazzo Chigi, capo dello staff di Paolo Gentiloni dal 2016 al 2018. Da quella esperienza aveva tratto un gustoso insider sulla vita a Palazzo, “Il metodo Machiavelli”, pubblicato da Rizzoli, dove si trovano indicazioni su “Il dovere di proteggere il leader”, “la corte e i suoi problemi” e infine “l’adulazione, malattia mortale della leadership”.

Ma Funiciello, una vita nelle segrete stanze dei Dem, prima con Enrico Morando, poi con Luca Lotti, infine legato a Gentiloni, non è un capo staff tecnico e tutti lo sanno. È un consigliere politico a tutto tondo. Le reazioni alla sua nomina non sono rituali: tra gli altri esulta il presidente dell’Emilia Romagna, Bonaccini, che detta alle agenzie il suo: “Buon lavoro, Funiciello”, seguito dal presidente dell’assemblea regionale della Campania, Oliviero. Non esulta il direttore del Fatto Quotidiano, che in questi giorni appare mogio per la dipartita di Conte. Funiciello – che ha pubblicato con il Foglio e con L’Espresso – non ama Marco Travaglio. E il dissapore ha un motivo preciso. Nel 2016 Funiciello era a capo dell’organizzazione dei Referendum di riforma costituzionale Renzi-Boschi.

La campagna mediatica fu sperticata, per i sostenitori del No. E il referente del Sì mise mano ai dati degli osservatòri televisivi – quello di Pavia su tutti – per dimostrare la soverchiante presenza del Fatto a reti unificate. Non diversamente da quanto poi platealmente accaduto anche durante il Conte I e II. Funiciello, direttore di BastaunSì, mise mano a un robusto esposto all’AgCom e mal gliene incolse: Travaglio era pronto a impugnare la tradizionale penna a forma di clava. Il 4 novembre 2016 la intinge nel vetriolo: “Funichì?”, titola l’affondo. E parte: «Stremato dalla fatica e sgomento per la democrazia in pericolo, il Funiciello chiede all’AgCom di adottare tutte le misure necessarie per imporre l’immediato riequilibrio».

Il suo ritorno a Palazzo Chigi non sarà accolto benissimo al Fatto, è facile immaginare. Ieri il quotidiano vicino al M5S intervistando Conte gli strappava la promessa di «rimanere impegnato in politica; ma ci sono molti modi per farlo». La decisione di Draghi di richiamare Funiciello blinda l’asse con il commissario europeo Gentiloni ed è un recupero della sobrietà da più parti auspicata. I consiglieri di Conte affilano le armi? Ne vedremo delle belle.