È tornato a casa Gaetano Barbuto. È tornato a casa dopo essere stato ricoverato in tre ospedali. In un primo momento soccorso all’ospedale di Frattamaggiore, poi al Pellegrini e al Cardarelli di Napoli a Sant’Antimo. E mostra forza e coraggio nonostante la sua tragedia: lo scorso 20 settembre veniva gambizzato, dopo essere stato malmenato, con sei colpi di arma da fuoco esplosi a bruciapelo. Un’aggressione feroce, di una violenza inaudita, scaturita da una lite di viabilità stando alle prime ricostruzioni. È stata necessaria l’amputazione di entrambi gli arti inferiori.

“Si parla tanto male della sanità campana ma a me i medici hanno salvato la vita e per questo ringrazio tutto il personale sanitario che mi ha assistito in questo mio percorso di guarigione e di riabilitazione. Durante la mia degenza in ospedale non ho mai avuto paura della morte ma ho avuto una grande paura di non rivedere mai più la mia famiglia, che mi stata molto vicino, è stata la mia salvezza e questo ha creato un legame ancora più forte tra noi”, come riporta sulla sua pagina Facebook il consigliere Regionale e giornalista Francesco Emilio Borrelli, che ha fatto visita a casa al 21enne.

FOTO DA FACEBOOK FRANCESCO EMILIO BORRELLI

È tornato a casa Gaetano, 21 anni, incensurato, occupato nella lavanderia di famiglia, descritto come un ragazzo perbene. Incensurato anche l’amico che la sera dell’accaduto, intorno alle 23:00, era in macchina con lui. Un diverbio con quattro ragazzi a bordo di una Opel Astra, l’inseguimento su Corso Europa a Sant’Antimo. I quattro sono usciti dall’auto, hanno picchiato Gaetano con il calcio della pistola e poi è stato aperto il fuoco. Gaetano è stato soccorso prima a Frattamaggiore, poi al Vecchio Pellegrini dove gli sono state amputate le gambe, un ulteriore intervento per via di un’infezione al Cardarelli.

Sul caso indagano i Carabinieri. Una delle ipotesi è quella della spedizione punitiva: Barbuto avrebbe richiamato un ragazzo che importunava la sua fidanzata. I tre ragazzi – Antimo Belardo, Antonio Sgamato e Raffaele Chiacchio – inizialmente fermati per l’aggressione, con l’accusa di lesioni gravi, sono stati scarcerati perché in possesso di un alibi per quella sera. Barbuto però non smette di cercare giustizia. E con lui la sua famiglia.

“I mei amici invece da quella tragica sera sono spariti, nessuno di loro si è fatto avanti, per raccontare la giusta visone della vicenda per denunciare gli aggressori. Sono molto amareggiato e deluso. Ora voglio tornare a camminare ed avere giustizia, nulla più”. Per la sua causa è stata avviata una raccolta fondi per permettere l’acquisto di gambe bioniche, per le quali sono necessarie diverse decine di migliaia di euro. Un’azione partita su GoFundMe. “Se lui si alza in piedi, si rialza tutta Sant’Antimo, tutto il territorio campano, sarà la rivincita delle persone perbene sulla criminalità e sulla delinquenza, troppo spesso idolatrate ed osannate mentre le vittime vengono abbandonate”, ha dichiarato il consigliere Borrelli rinnovando l’invito “chi sa parli” per fare luce sulla brutale aggressione.