Il dramma nel porto di Marina di Castellammare ha ancora tracce visibile nel relitto del veliero “Morgane” sprofondato dopo che domenica notte le fiamme sono esplose a bordo. Una tragedia costata la vita a Giulia Maccaroni, 29 anni, di San Vito Romano, l’hostess che su quella barca aveva deciso di dormire quella notte. Era stanca e aveva bisogno di riposare quella notte prima di tornare a casa dalla sua mamma il giorno successivo. Non poteva immaginare che quella cuccetta dove aveva deciso di dormire sarebbe diventata la sua tomba.

Difficile poterlo immaginare per una persona abituata a dormire in barca. Era a bordo da 5 settimane ma aveva deciso di rimanere lì ancora un’altra notte. Era l’unico membro dell’equipaggio rimasto a bordo. Nella notte di domenica quando il guardiano per molo ha visto le prime fiamme intorno alle 3 di notte e ha lanciato l’allarme nessuno sapeva che a bordo c’era una persona. O meglio lo sapevano i suoi colleghi e l’armatore che subito hanno allertato i vigili del fuoco della presenza a bordo della ragazza. L’hanno cercata a prua dove, dove abitualmente dormiva, ma lì non c’era nessuno.

Il suo corpo era disteso in una cabina a poppa, dove di solito dormono i clienti che prendono in fitto la barca. Lì il letto era più comodo e soprattutto c’era l’aria condizionata che avrebbe assicurato alla giovane hostess un sonno migliore. Proprio il riciclo dell’aria potrebbe aver asfissiato nel sonno più rapidamente la giovane hostess della provincia di Roma, che dunque non si sarebbe accorta dell’incendio. Se avesse capito il pericolo, le sarebbe bastato alzarsi per aprire un oblò sulla sua testa ed uscire. Ma Giulia non deve essersi accorta di nulla.

Una tragedia che potrebbe essere stata frutto di una scelta affidata al caso ma sbagliata per la giovane hostess. Secondo la ricostruzione fatta dal Corriere del Mezzogiorno probabilmente se avesse dormito nella cuccetta abituale Giulia avrebbe avvertito il fumo e si sarebbe buttata subito in mare per sfuggire alle fiamme.

Ma gli investigatori non vogliono lasciare nulla al caso e capire se Giulia fosse già morta quando le fiamme hanno colpito la barca. Al vaglio le immagini di videosorveglianza per capire se qualcuno possa essersi avvicinato alla barca nelle 12 ore precedenti all’incendio. Per il momento l’ultimo ad averla incontrata è stato proprio l’armatore, poi sarebbe uscita per una cena veloce e subito a dormire. L’ipotesi per il momento più accreditata è che qualcosa a bordo abbia iniziato a bruciare, magari un corto circuito, e in breve tempo le fiamme sono esplose ovunque.

Bisognerà aspettare l’esame autoptico sul corpo della ragazza e i rilievi sulla barca attualmente ancora semi affondata nel porto per avere qualche elemento in più. Intanto sono state disposte perizie tecniche disposte dalla procura della Repubblica di Torre Annunziata, che ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per incendio, sommersione e omicidio colposi, a far luce sulle cause della tragedia. Si pensa a un cortocircuito, a qualche scintilla che ha trovato nella vetroresina, nel legno e nei tessuti dell’imbarcazione, il combustibile ideale per alimentare il disastro.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.