Era dal 2012 che in Mississippi non veniva eseguita la condanna capitale: David Neal Cox è stato giustiziato con una iniezione letale. L’uomo aveva 50 anni ed era stato riconosciuto colpevole dell’omicidio della sua ex moglie e della violenza sessuale nei confronti della figliastra 12enne. Un crimine orrendo, e una pena altrettanto efferata. “Voglio che i miei figli sappiano che li amo molto e che un tempo ero un brav’uomo”, avrebbe detto il condannato poco prima dell’iniezione.

Le ultime parole del 50enne, ex camionista, sono state riportate dal quotidiano locale Clarion Ledger. All’esecuzione capitale del patrigno ha assistito la figliastra, che ora ha 23 anni. David Neal Cox si era dichiarato colpevole nel 2012 di omicidio, aggressione sessuale e altre accuse. Per aver sparato e ucciso a colpi di pistola la sua ex moglie, Kim Kirk Cox, nel maggio del 2010 nella piccola città di Sherman.

Cox si era recata nel 2009 alla polizia per denunciare il marito di aggressione sessuale alla figlia, nata da un’altra relazione. L’uomo venne detenuto per nove mesi in prigione e quindi rilasciato sotto cauzione. Una volta fuori comprò una pistola e tornò a casa. La donna era con i suoi bambini e con la ragazza quando David Neal arrivò in casa e fece fuoco. Avrebbe quindi abusato della figlia della ragazzina di 12 anni davanti alla donna morente.

L’uomo si era rinunciato a tutti gli appelli definendosi “degno di morte”. Da tre anni scriveva ai tribunali chiedendo il licenziamento dei suoi avvocati e l’autorizzazione all’esecuzione. Si definiva in una lettera come un “uomo colpevole degno di morte”. A un giudice chiedeva invece di fissare una data per “giustiziare il mio corpo per i crimini che ho commesso con premeditazione, rabbia e gioia”. La Corte Suprema del Mississippi ha concordato con le valutazioni che Cox era mentalmente capace di intendere e ha quindi fissato una data per l’esecuzione. L’iniezione letale al Mississippi State Penitentiary a Parchman.

Gli Stati Uniti, secondo l’ultimo rapporto di Amnesty International riferito al 2020, sono l’unico Paese delle Americhe a effettuare le esecuzioni capitali per il 12esimo anno consecutivo. Le pene sono state storicamente basse (dato più basso da quasi 30 anni) anche per via delle restrizioni e le sospensioni provocate dalla pandemia da coronavirus. Le esecuzioni l’anno scorso sono state 17 in sei giurisdizioni (Alabama, Georgia, Missouri, Tennessee, tre in Texas e 10 a livello federale) tramite sedia elettrica e iniezione. Le condanne sono state invece 18 in sette stati. Le persone detenute nel braccio della morte erano 2.485.

“L’amministrazione Trump ha autorizzato e perseguito a luglio la ripresa delle esecuzioni federali statunitensi dopo 17 anni, mettendo infine a morte 10 uomini in cinque mesi e mezzo. Questa cifra sbalorditiva è senza precedenti, non solo perché fino a quel momento erano state effettuate tre esecuzioni in totale a livello federale nei quattro decenni precedenti, ma anche perché queste 10 esecuzioni effettuate in meno di sei mesi da una sola autorità rappresentano più della metà del totale nazionale”.

Indicative le parole di Stephen Breyer, Giudice associato della Corte Suprema degli Stati Uniti: “Un sistema moderno di Giustizia penale deve essere ragionevolmente accurato, giusto, umano e tempestivo. La nostra recente esperienza con la scelta del governo federale di riprendere le esecuzioni conferma che la pena di morte non può essere conciliata con questi valori”.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.