L’annosa vicenda della Clp, l’azienda di trasporti che opera con grande professionalità in Campania e in altre regioni italiane, è veramente incredibile, per non dire allucinante. Da oltre otto anni qualcuno ha pensato di affibbiarle un marchio di negatività, cioè l’interdittiva antimafia, per fiaccarla e demonizzarla, senza che ve ne fossero i presupposti, con pressioni di ogni genere, per costringerla a “mollare” le linee: un giochino antico che non incanta più nessuno. Ma la proprietà, forte del suo buon diritto, resiste e rilancia con i suoi circa 500 dipendenti, patrimonio di efficienza e professionalità non riscontrabile facilmente in altre realtà dello stesso comparto.

La Regione Campania e la Prefettura di Napoli perseguono da tempo un disegno che in molti considerano opaco e sul quale il Parlamento nazionale e il governo Draghi farebbero bene ad accendere i riflettori. Sinceramente mi auguro che la delegazione parlamentare campana, prima o poi, anche in maniera bipartisan, vorrà mettere in campo una puntuale attività ispettiva. Come mai, fino a questo momento, nessuno, nonostante i numerosi interventi sui media, ha presentato un’interpellanza parlamentare urgente? Non è infatti accettabile che la vicenda possa restare circoscritta tra le stanze ovattate del Tar Campania, della Prefettura partenopea o di Palazzo Santa Lucia. Bisogna fare chiarezza. Il Consiglio regionale deve discutere una mozione già da tempo agli atti. E il Ministero degli Interni va interessato e coinvolto. Lo chiedono le famiglie dei lavoratori dipendenti, lo chiede la Clp, lo chiede il territorio.

L’utenza, in questi anni, ha potuto apprezzare in un segmento spesso insoddisfacente e mal gestito la qualità di un servizio svolto con abnegazione e trasparenza. Dai lavoratori che indossano la casacca della Clp. Si tratta di un’eccellenza che va difesa e tutelata. Sicuramente in altre regioni italiane la politica sarebbe già intervenuta. Pesantemente. In Campania la delegazione parlamentare, da sinistra a destra, spesso, o non ha contezza del proprio ruolo o si distrae nelle manovre di piccolo cabotaggio o si limita alle dichiarazioni di facciata. La vicenda, a mio modo di vedere, andrebbe posta anche in ambito europeo. Ma resto convinto che spazi di libertà per interventi autorevoli e concreti ve ne siano ancora in abbondanza.

Ecco perché invito tutti gli addetti ai lavori a leggere con estrema attenzione carte, documenti, dossier e normative. Il tempo per i furbetti è scaduto. I pullman di linea bisogna saperli guidare. Per la sicurezza degli utenti. Non ci si può affidare agli amici degli amici. La sicurezza non è un accessorio. Il pericolo di una desertificazione del territorio o di una possibile colonizzazione, magari per favorire l’impresuccia amica, va scongiurato con atti di merito precisi e puntuali. Anche le organizzazioni sindacali sono chiamate ad alzare l’asticella della difesa effettiva dei propri rappresentati. La politica del cedere per paura di perdere va respinta con fermezza. Così come quella della strategia della rinuncia. La bandiera della Clp non può e non dev’essere ammainata. Le sue linee le ha conquistate sul campo, alla luce del sole, con sacrifici e tanti investimenti