Neanche il tempo di salire al Quirinale, oggi alle 12:00, che già circolano i primi nomi che potrebbero far parte del governo guidato da Mario Draghi. La decisione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha incassato il fallimento del mandato esplorativo del Presidente della Camera Roberto Fico, che ha osservato due possibilità: un incarico con un esecutivo di alto profilo oppure le elezioni in un momento delicato come quello provato dalla pandemia. Mattarella ha osservato che la crisi sanitaria ed economica “richiede un governo nella pienezza delle sue funzioni e non un governo con l’attività ridotta al minimo” e che “dallo scioglimento delle Camere del 2013 sono trascorsi 4 mesi” per un governo, nel 2018 “5 mesi. Si tratterebbe di tenere il nostro Paese con un governo senza pienezza delle funzioni in mesi cruciali. Tutte queste preoccupazioni sono ben presenti ai nostri concittadini, che chiedono risposte urgenti”. Per questo Conto di “conferire al più presto incarico per formare governo che faccia fronte con tempestività alle gravi emergenze non rinviabili”, un incarico “ad alto profilo”, ha osservato il capo dello Stato. Mario Draghi dunque, come questo giornale aveva sperato ed esortato.

Dicono la loro i partiti mentre i rumours fanno emergere i primi nomi che potrebbero entrare in un ormai possibile incarico a Draghi. Verso una normalizzazione il ministero della Giustizia, guidato da Alfonso Bonafede, forse il peggior Guardasigilli della storia, criticato aspramente da Italia Viva che aveva aperto la crisi di governo lo scorso 13 gennaio, e citato da Matteo Renzi come uno dei punti di rottura per una nuova maggioranza nel tavolo aperto da Fico. Potrebbe arrivare quindi il momento di Marta Cartabia, ex presidente della Corte Costituzionale, come Guardasigilli. Altro successore di Bonafede potrebbe essere Raffaele Cantone, ex presidente dell’Anac, ora alla Procura di Perugia.

Osservata speciale di un nuovo esecutivo sarà la crisi economia. Quindi massima attenzione per il ministero dell’Economia. Uno dei nomi che circa è quello di Fabio Panetta, membro italiano dell’esecutivo della Banca Centrale Europea. Una figura di altro profilo che potrebbe sostituire Roberto Gualtieri e raccogliere l’eredità sul dossier aperto del Recovery Plan. Altro nome che si spende, e che si spende spesso anche per Palazzo Chigi in momenti del genere, all’Economia è quello di Carlo Cottarelli.

Incerta, a quanto si legge, anche la sedia di un ministro considerato intoccabile solo fino a qualche giorno fa: il ministero della Salute di Roberto Speranza, che dall’esplosione della pandemia da coronavirus ha visto crescere la sua esposizione ai media. Si fa il nome della professoressa virologa Ilaria Capua, direttrice dell’UF One Health Center presso l’Università della Florida, che ha già avuto un’esperienza parlamentare nella scorsa legislatura salvo poi dover lasciare l’Italia per una gogna senza troppa grazia o motivi. Altro nome che circola, per lo Sviluppo Economico, è quello di Enrico Giovannini, economista ed ex ministro del Lavoro del governo guidato da Enrico Letta. TcCom 24 scrive che non è escluso che il dicastero possa essere accorpato a quello delle Politiche Sociali. Potrebbe restare al ministero dell’Interno Luciana Lamorgese, invece. “Se dovesse andare a palazzo Chigi (Draghi, ndr) è probabile che si porterebbe dietro la persona di cui forse si fida di più, che viene dalla Banca di Italia ed è stato suo assistente per tutti gli anni alla Bce: Eugenio Sgriccia. O magari la portavoce di quegli anni da banchiere centrale, Karoline Schuller“, ha scritto Franco Bechis su Il Tempo. Il Corriere della Sera scrive che l’esecutivo Draghi nasce sul bivio tra ministri politici o tecnici.

L’incarico, a quanto anticipato dal Capo dello Stato è stato quindi un colpo di scena, una specie di tsunami per la politica, che mette sottosopra il governo oltre che tutti i partiti. Il Movimento 5 Stelle si esprime contro il profilo di Draghi sia dal reggente Vito Crimi che dall’ala più barricadera di Alessandro Di Battista. Il Partito Democratico è spiazzato, diviso dalla fazione più vicina a Renzi, e quindi ben contenta, e chi spingeva per l’intesa con la vecchia maggioranza, con il nome di Giuseppe Conte, come il segretario Nicola Zingaretti, che si dice aperto al confronto. “Grazie Presidente Mattarella!”, il post su Twitter intanto dell’ex premier dem e commissario europeo Paolo Gentiloni. Italia Viva accoglie con favore la notizia.

Spaccato, forse la situazione più difficile, il centrodestra. Silvio Berlusconi, in virtù di un rapporto antico e ottimo con Draghi, potrebbe pensare di appoggiare l’esecutivo. No deciso da parte di Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia, no un po’ meno deciso da parte del segretario della Lega Matteo Salvini che dice di volere un’intesa sui temi oltre che sui nomi.