L'intervista
Gozi scommette sull’Europa dei Volenterosi: “Difesa comune entro il 2029 è la priorità. Trump crea disordine, Macron ha detto ciò che molti fingono di non vedere”
L’eurodeputato di Renew Europe dà la sveglia: “Serve un unico presidente dell’Ue”
Autonomia strategica, Difesa comune e rapporti con le grandi potenze. Sandro Gozi, eurodeputato di Renew Europe e segretario generale del Partito democratico europeo, indica nella coalizione dei Volenterosi il modello di riferimento per un’Unione più forte e incisiva sulla scena globale.
L’affondo di Macron contro gli Usa è stato durissimo. È il segno di uno strappo insanabile?
«È un invito ad aprire gli occhi. Non si può più far finta di niente: Donald Trump persegue una logica neo-imperiale che mira a indebolire, se non a distruggere, l’Unione europea dall’esterno e dall’interno. Macron ha detto ciò che molti fingono di non vedere: o accettiamo di diventare felici vassalli oppure ci diamo la capacità di agire, l’autonomia e la forza per difendere i nostri valori e i nostri interessi nel nuovo disordine globale. Continuare a far finta di nulla è un atto di debolezza».
Però, piaccia o meno, Trump sta ridisegnando l’ordine globale. Criticarlo ferocemente e gridare al pericolo autoritario non fermerà i suoi piani. L’Europa come deve reagire?
«Trump non ridisegna l’ordine globale: crea disordine, fondato sulla legge del più forte e su una logica di sfere d’influenza tra Stati Uniti, Russia e Cina. La critica serve a svegliare l’Europa e a spingerla a reagire. La risposta deve essere un’Europa più potente, più efficace e più democratica. Un’Europa dei Volenterosi, capace di rafforzare industria, Difesa, digitale ed economia senza essere paralizzata dai veti. Servono strumenti finanziari adeguati e una governance riformata su sicurezza e politica estera».
E come può sostenere la resistenza iraniana e la speranza del popolo venezuelano?
«Sull’Iran non ho ambiguità: dobbiamo fare tutto il possibile per indebolire il regime degli ayatollah, sostenendo l’opposizione democratica con sanzioni, pressione economica, intelligence e sostegno politico. È una lotta di libertà che riguarda anche noi europei. Sul Venezuela abbiamo sostenuto fin dall’inizio l’esito delle elezioni e il presidente legittimamente eletto, Edmundo González. L’approccio americano, puramente pragmatico e petrolifero, mostra disinteresse per la democrazia e per il destino del popolo venezuelano. Su questo siamo lontani da Washington».
Meloni si è detta favorevole a un inviato speciale dell’Europa, concordando con Macron sulla necessità di tornare a parlare con la Russia. Ma chi chiama Putin al telefono? Dividersi sarebbe un regalo al Cremlino…
«Oggi Putin deve parlare con i leader della coalizione dei Volenterosi, che rappresenta l’Europa realmente attiva sull’Ucraina. In prospettiva serve un salto politico: un unico presidente dell’Unione europea, eletto e legittimato, come interlocutore naturale nei negoziati più delicati. Si può fare subito, ma serve volontà politica. Solo così l’Europa potrà parlare con una voce sola».
Però le riunioni dei Volenterosi sono spesso solo di facciata e inconcludenti…
«È vero il contrario. Grazie alla spinta di Macron e della coalizione dei Volenterosi, cui alcuni partecipano con convinzione e altri con maggiore prudenza, oggi l’assistenza all’Ucraina è diventata in larga parte europea. Non sono riunioni di facciata, ma una realtà politica che ha costretto l’Europa, insieme a partner come il Canada, ad assumersi le proprie responsabilità. È anche per questo che oggi può rivendicare maggiore credibilità nei negoziati».
Macron ha evocato «il risveglio dell’Europa della Difesa». Gli Stati, però, sono sempre più divisi. Il riarmo resterà un’utopia?
«No. Sono stati fatti passi avanti concreti: una parte significativa del Bilancio europeo è ormai destinata alla Difesa e il programma SAFE è un progresso decisivo, perché senza industria non esiste Difesa comune. Non si può procedere tutti e 27 allo stesso ritmo. Serve la logica dei Volenterosi: chi ha capacità e volontà deve andare avanti. Costruire una vera Difesa europea entro il 2029 è una priorità politica».
La Francia si oppone al Mercosur. Così Macron finisce in minoranza, isolando Parigi pur di placare la rivolta degli agricoltori. È un «no» demagogo…
«In Francia il tema agricolo è centrale e coinvolge l’intero sistema politico. Le preoccupazioni degli agricoltori sono reali: l’Europa impone regole stringenti su salute e ambiente, mentre i produttori del Mercosur non sono soggetti agli stessi vincoli. L’accordo è stato negoziato vent’anni fa, in un contesto ormai superato. Gli accordi commerciali devono essere più rapidi e aderenti alla realtà. In questo quadro, non vedo come Macron potesse andare contro un intero blocco politico, economico e sociale».
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