Egregio signor procuratore della Repubblica, dottore Nicola Gratteri, la Signoria Vostra è diuturnamente impegnata a far conoscere il Suo intendimento circa una quantità di faccende controverse nel dibattito pubblico. Non si tratta soltanto di quelle riguardanti le indagini sottoposte alla Sua guida, negli show organizzati dalle televisioni che impancano le Sue divagazioni a criterio unico del taglio informativo: si tratta anche, e forse più spesso, della promozione delle Sue iniziative pubblicistiche ed editoriali, il giusto rimedio allo scandalo, di cui Ella frequentemente si duole, dei giornali che non pubblicizzano con enfasi sufficiente le operazioni di pulizia (con la u, ma con la o starebbe meglio) che la Signoria Vostra conduce in esemplare solitudine per rimuovere la “montagna di merda” che soffoca intere regioni del nostro Paese (sappiamo che “montagna di merda” non l’ha scritto il signor procuratore della Repubblica di Catanzaro: l’ha scritto un giornale, e il dottore Gratteri l’ha solo condiviso, non lamentandosene, sul proprio profilo Twitter).

Ora, tra le faccende insorte un po’ a fatica sulla scena della cronaca ammissibile c’è questa: una prefazione, redatta dalla Signoria Vostra, a un libro scritto da qualcuno che tra le altre delicatezze fa propaganda neonazista. Né il Corriere della Sera, che l’ha intervistata, né le agenzie di stampa, premurose nel raccogliere le Sue dichiarazioni, hanno ritenuto di interrogare la Signoria Vostra (Ella conosce il termine “interrogare”, vero?) a proposito di quel censurato dettaglio: e cioè se il procuratore della Repubblica di Catanzaro rivendichi oppure ritenga di dover ripudiare di aver messo il proprio nome a guarnizione pubblicitaria di un’opera scritta da chi denuncia le malefatte della cospirazione giudaica. Sui giornali che diffondono frequentemente il verbo della Signoria Vostra non abbiamo trovato nulla; e il Suo profilo Twitter, che Ella ha cura di alimentare con i post delle conferenze stampa in cui annuncia le Sue iniziative editorial-giudiziarie, è fermo al rilancio della trasmissione di Raitre sul processo nell’aula bunker, quello per cui la giornalista delle otto e mezzo le faceva “auguri di buon lavoro”.

La Signoria Vostra comprenderà che l’opinione pubblica (l’opinione, non il tifo che La reclama a giustiziere) ha il diritto di considerarLa bene o male per il Suo lavoro senza il sovraccarico di giudizio che inevitabilmente consegue al Suo silenzio su questo spiacevolissimo incidente. Sulle Sue frequentazioni antisemite Lei può anche continuare a non dire nulla: ma allora esse diventano tutto. E ci dispiacerebbe, perché vorremmo che bastasse considerarLa un magistrato che intende ed esercita molto male la propria funzione.