Le sorti del governo. Gli equilibri con Bruxelles. Il dialogo tra M5S e Pd. Il fardello che pesa sulle spalle di Roberto Gualtieri, novello Atlante, è notevole. Il titolare dell’Economia, Roberto Gualtieri, si trova alle prese con la patata bollente del Fondo salva-stati – l’ormai arcinoto Mes – che Matteo Salvini e Giorgia Meloni brandiscono come clava. Gualtieri è finito nel mirino delle opposizioni dopo aver dichiarato, mercoledì scorso in audizione al Senato, che il Mes rimarrà quel che è. «Il testo è concordato e se chiedete se è possibile riaprire il negoziato vi dico che secondo me no, il testo del trattato è chiuso»: parole che hanno innescato la bagarre politica spingendo il premier Conte a tornare sullo stesso Gualtieri per incaricarlo di tentare di riaprire la partita con Bruxelles, su pressione dei 5 Stelle. È un uomo strutturato, il titolare dell’Economia. Uno storico dai saldissimi riferimenti a sinistra. Un ministro puramente politico, europeista convinto ma critico, protagonista di una difficile mediazione, in “casa” e con Bruxelles. È a lui che spetta l’arduo compito di fare la voce grossa in Europa sulla riforma del Fondo salva-stati per garantire la sopravvivenza del governo a Roma, messa a dura prova dalle tensioni interne alla maggioranza sulla manovra.

Il ministro dell’Economia si ritrova così “stretto” tra i paletti posti da Italia Viva, che ha promesso una battaglia “no tax” sulla legge di bilancio, e l’aut aut dei 5S sul Meccanismo europeo di stabilità per rinviare la decisione al Parlamento. Il titolare dell’Economia è il vero protagonista della mediazione con l’Ue e ha ottenuto un mandato forte dal premier Giuseppe Conte, confermato anche ieri in Aula, a trattare per inserire la riforma del Mes in una “logica di pacchetto” che comprenda il completamento dell’unione bancaria e la creazione di uno strumento di bilancio per la competitività e la convergenza nell’Eurozona (Bicc). M5s contesta infatti al titolare dell’Economia di aver trattato senza supporto politico e punta al rinvio della ratifica dell’accordo sul Mes. Gualtieri è pronto a tenere la linea dura con Bruxelles all’Eurogruppo e all’Ecofin questa settimana, e poi al Consiglio europeo del 12 e 13 dicembre, ma difende l’impianto della riforma, negoziata dal suo predecessore Tria, considerandola un buon compromesso per l’Italia. Ma anche un’opportunità mancata in quanto, essendo frutto di un negoziato, non è certo il massimo che il Paese avrebbe potuto ottenere ma non penalizza e va in una direzione di miglioramento. La riforma del Mes, sarebbe questo il ragionamento del ministro, è “politicamente” chiusa e quindi ha poco senso riaprire ora l’impalcatura perché nessuno dei ministri delle Finanze dei paesi Ue sarebbe pronto a riavviare il negoziato. L’obiettivo, concordato con Conte, è invece quello di strappare miglioramenti al testo sull’unione bancaria conducendo una trattativa forte. Malgrado i dubbi, Gualtieri sa di dover trattare per portare a casa l’apertura necessaria a disinnescare la battaglia leghista. Salvini ha lanciato su Twitter l’hashtag “StopMes”, innescando però anche un boomerang virale: il contro-hashtag #italexit viene riportato molto più spesso dagli europeisti che dai detrattori. Ma la polemica politica gioca di sponda e Di Maio sembra voler rincuorare gli euroscettici: non si firma il Mes finchè non si ottengono garanzie sul “pacchetto”. L’Italia non vuole la ponderazione dei titoli di Stati nei bilanci delle banche e delle assicurazioni. E se si otterrà il via libera a questo sarà poi difficile opporsi al Meccanismo europeo di stabilità.

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Ma Gualtieri potrebbe trovarsi alla fine nella difficile posizione di porre il veto dell’Italia e chiedere il rinvio della firma. Proprio per garantire la tenuta del governo sempre più a rischio dopo l’ennesima spaccatura consumatasi nella maggioranza sul decreto fiscale collegato alla manovra. I renziani in commissione Finanze della Camera hanno votato contro l’aumento delle pene per gli evasori – ammorbidite sui reati minori – e a un emendamento del Pd per rinviare l’applicazione della norma dello ‘spazzacorrotti’ per equiparare le regole di trasparenza tra partiti e fondazioni.
E il rischio di nuove fratture si profila anche in Senato nell’esame della manovra. Italia Viva continua a insistere per l’abolizione totale delle micro tasse e non è pronta a cedere nonostante il dietrofront parziale del governo su plastic tax e su auto aziendali. Sul Mes, il dossier relativo alla bozza di riforma del trattato istitutivo verrà incardinato domani in commissione Finanze al Senato, che procederà con alcune audizioni sul tema. Relatore sarà il capogruppo Pd in commissione, Luciano D’Alfonso.

Il ciclo per gli approfondimenti molto probabilmente andrà oltre il vertice europeo del 13 dicembre e prevede al termine proprio un momento di confronto con il ministro dell’Economia. La stessa commissione di Palazzo Madama ha deciso anche di occuparsi del tema della revisione della direttiva Brrd (‘Bank recovery and resolution directive’, sulla gestione delle crisi delle banche e delle imprese di investimento) dopo le considerazioni della Commissione Ue. Una voce molto vicina a Gualtieri è quella di Marina Sereni, Pd, Vice Ministra degli Esteri, cresciuta per decenni nella stessa area politica. E’ lei a fare la sintesi: «Dobbiamo difendere gli interessi italiani in Europa e per fare questo bisogna essere seri. Sul Mes abbiamo ereditato il negoziato fatto dal precedente governo ed è un buon punto di partenza. A noi interessa, in una logica di pacchetto, una positiva conclusione su unione bancaria e garanzia europea e sono convinta che Gualtieri, che è un ottimo negoziatore, potrà raggiungere il risultato. Il M5s in Europa ha votato, seppure con qualche voto in dissenso, la fiducia alla nuova Commissione quindi siamo nella stessa maggioranza. Dobbiamo continuare a mandare segnali chiari e univoci». Da Viale XX settembre si dà prova di sicurezza e si parla di “aspetti esterni da chiudere. Siamo ad un punto delicato della trattativa, che non sarà semplice, ma niente è impossibile”. Se siamo ad un passaggio storico, Gualtieri, che è uno storico, è la persona giusta.