Si sta chiudendo il cerchio sul commando che verso l’una di notte tra martedì e mercoledì ha ucciso il presidente di Haiti, Jovenel Moise, morto nell’assalto alla sua villa, ferendo gravemente la First Lady Martine Moise, trasferita a Miami per le cure.

La polizia haitiana ha reso noto di aver arrestato 17 persone dello ‘squadrone della morte’, tra cui due americani, mentre si dà ancora la caccia a otto sospetti. Gli altri tre membri del gruppi sono rimasti uccisi in uno scontro a fuoco con la polizia a Port au Prince.

Un commando composto in gran parte da colombiani, ben 26, soldati in pensione, e due americani di origine haitiana. Altri tre membri del gruppi sono rimasti uccisi in uno scontro a fuoco con la polizia nella capitale Port au Prince.

Gente straniera è entrata nel nostro Paese per uccidere il presidente“, ha detto il capo della polizia Leon Charles mostrando alla stampa i passaporti e alcune delle armi usate dal commando nell’agguato costato la vita al presidente Moise. 

Undici sospettati sono stati fermati all’interno dell’ambasciata di Taiwan, non lontana dalla residenza del presidente. A comunicarlo è stata la stessa ambasciata, che ha riferito come i membri del commando avessero trovato rifugio nel cortile della sede diplomatica, una delle 15 al mondo di Taiwan. 

La portavoce del ministero degli esteri taiwanese, Joanne Ou, ha spiegato che mercoledì l’ambasciata era stata chiusa “per ragioni di sicurezza” dopo l’uccisione di Moise. “All’alba dell’8 luglio, la sicurezza del’ambasciata ha scoperto un gruppo di uomini armati che avevano fatto irruzione nel cortile dell’ambasciata. Il personale di sicurezza ha immediatamente informato il personale diplomatico e la polizia haitiana. Alla richiesta del governo di Haiti, e per contribuire all’arresto dei sospettati, l’ambasciata ha dato l’autorizzazione alla polizia haitiana di entrare nel perimetro dell’ambasciata”, riporta l’Agi.

Restano invece ancora ignoti i mandati dell’uccisione del presidente Moise. Il premier ad interim Claude Joseph ha spiegato alla BBC che il presidente potrebbe essere stato fatto fuori perché combatteva contro “gli oligarchi” nel Paese.

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.