L’antisemitismo torna a farsi sentire. Strisciante, non se n’era mai andato. Ma adesso striscia e sibila, provando qua e là a mordere. Non a caso Giorgia Meloni, volata a Tel Aviv per incontrare Nethanyau, gli ha consegnato un messaggio rivoto all’impegno in casa : “Siamo uniti nella lotta all’antisemitismo oggi come ieri”.

Cosa sta succedendo?

Due settimane dopo gli attentati terroristici delle brigate al-Qassam – il braccio armato di Hamas – in Israele, in tutta Europa e negli Stati Uniti l’aumento di episodi di antisemitismo, che vanno dall’insulto sui social all’omicidio, sono in aumento vertiginoso. E se gli allarmi antiterrorismo in Francia e in Belgio riguardano tutti, in Italia le autorità guardano al particolare pericolo che corrono le comunità ebraiche italiane. Il Viminale ha dislocato le forze dell’ordine nei pressi di scuole ebraiche e sinagoghe, ma anche davanti a macellerie kosher e a storiche botteghe ebraiche.

Dall’altra parte del mondo non va molto meglio.

A Sidney, in Australia, è stato pubblicato il video di una manifestazione inneggiante ad Hamas e alla Palestina libera (metterli insieme è già un errore eloquente) che ha scandito slogan che culminano con la richiesta di farla finita con gli ebrei, con il gas.

A Detroit, qualcuno deve essere passato dagli slogan all’azione. Samantha Woll, una attivista 40enne rappresentante della comunità ebraica locale, impegnata nel dialogo interreligioso, è stata trovata in una pozza di sangue davanti alla sua abitazione. È stata accoltellata a morte.

A Londra nella serata del 9 ottobre alcune persone hanno lanciato una bombola del gas contro la vetrina di un ristorante kosher, frantumandola. Poco vicino alla vetrina frantumata, con una bomboletta è stato scritto “Palestina libera” e “la Palestina sarà libera”.

In Germania, dove ieri il cancelliere Olaf Scholz ha inaugurato la riapertura della sinagoga di Dassau, distrutta dai nazisti 85 anni fa, il primo ministro tedesco ha detto di essere indignato per l’agitazione antisemita che si diffonde in Germania. Mercoledì sono state lanciate due bottiglie molotov contro una sinagoga di Berlino, spingendo Scholz a dire che gli attacchi alle istituzioni ebraiche non sarebbero mai stati accettati. Il recente successo di Adf, il partito di estrema destra che nega l’efferatezza dello sterminio dell Shoah, alle elezioni locali in Baviera e in Assia è stato scioccante: il 18,4%. Un elettore su cinque in Germania è un antisemita in pectore.

A Parigi nella notte tra sabato e domenica la porta di casa di una anziana coppia di ottantenni è stata data alle fiamme: sullo stipite c’era una Mezuzahs, simbolo di benedizione ebraica per la casa. La comunità ebraica parigina ha invitato tutti i suoi membri a rimuovere simboli di appartenenza religiosa e a stare attenti quando si indossa la Kippah (il copricapo ebraico) in pubblico.

«Anche in Italia, ci dicono sempre più spesso i rappresentanti delle istituzioni ebraiche sul territorio, sono in tanti gli ebrei a mettere in tasca la kippah», dice al Riformista l’ambasciatore di Israele, Alon Bar. « Segno che anche qui nessuno si sente più al sicuro ».

Lo scorso mercoledì il Ghetto ebraico di Roma era stato interessato da una vasta esercitazione, una evacuazione preceduta da allarmi acustici che hanno destato preoccupazione. Chi, tra i cittadini non avvisati ha creduto di trovarsi davanti all’annuncio di un attentato, ha iniziato a telefonare ai centralini delle forze di polizia. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi ha reso un’informativa alla Camera martedì scorso. «Il conflitto in Medio Oriente reca con sè anche il rischio di innescare reazioni antisemite. Ho immediatamente disposto un rafforzamento di tutti i dispositivi di osservazione e controllo riferiti agli obiettivi sensibili presenti sul territorio nazionale», ha dichiarato Piantedosi. Sabato 14 ottobre era stato convocato per la seconda volta il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica per un aggiornato quadro della situazione. « E’ stata effettuata una ricognizione degli obiettivi sensibili in Italia quantificati in oltre 28mila, 205 dei quali israeliani, in prevalenza sedi diplomatiche o centri religiosi», ha concluso Piantedosi. Al di là degli episodi violenti e delle aggressioni pubbliche, a colpire sempre più spesso sono quelle digitali, accompagnate da uscite televisive indiscriminate. Per arginarle gli strumenti a disposizione sono del tutto inefficaci.

Avatar photo

Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.