Da sempre, ed oggi ancora più di ieri, gli equilibri internazionali in politica sono fondamentali. La politica industriale, la crisi energetica, economica e strategica impongono di riesaminare la validità delle scelte compiute, la sostenibilità degli obiettivi e la compatibilità con gli scenari europei e internazionali. Dopo tre anni di distruzioni il consenso per Hamas è crollato. Il 64% degli abitanti della Striscia e il 56% della Cisgiordania è contrario alla lotta armata e favorevole al negoziato sulla base dei due stati “in pace e sicurezza”, come affermava l’incipit di speranza, purtroppo fallita, della trattativa di Oslo. Gli anni che sono seguiti al 7 ottobre 2023, sono la tragedia del popolo israeliano e palestinese, divisi e contemporaneamente uniti dallo stesso destino e nel medesimo odio, in una terra non più grande della Sicilia ma con oltre il doppio degli abitanti, sulla quale la pretesa di possesso inizia da Mosè e dal Deuteronomio.

Caos mondiale

A quattro anni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, l’usura di uomini e risorse è altissima e la guerra resta in una fase di stallo. Tuttavia ha messo alla prova la relazione transatlantica e indebolito la sicurezza europea. L’Unione fatica a ritagliarsi un ruolo nei negoziati. Trump continua a decidere in modo unilaterale e diabolico. L’ultima trovata è il “cessate il fuoco energetico” tra Russia e Ucraina, “con effetto immediato” che i fatti smentiscono clamorosamente. Alla vigilia del voto di midterm che lo vede chiaramente in affanno, non perde occasione, ancora una volta, per bullizzare la vittima e simpatizzare con l’aggressore. L’Europa resta con Kiev e si prepara ad approvare nuove sanzioni contro persone ed entità legate all’apparato militare-industriale russo. La difesa dell’Ucraina è un problema che non riguarda soltanto Kiev ma il valore che si assegna alla sicurezza nazionale e Europea per bloccare le aggressioni e le penetrazioni Putiniane, spesso corruttive. La difesa dell’Ucraina e della Europa non è bellicismo serve a garantire la sicurezza dai nemici della libertà e della democrazia.

L’interesse convergente del centrodestra e del campo largo è mantenere il bipolarismo

La legge elettorale ha come obiettivo quello di salvare il bipolarismo nonostante le sue contraddizioni che sono presenti all’interno di entrambe le coalizioni. L’interesse convergente del centrodestra e del campo largo è mantenere il bipolarismo e provare a vincere mettendo insieme i numeri al di là delle posizioni spesso stridenti fra loro. Se il risultato elettorale finale esprimerà la solita vocazione proporzionale italiana, nell’ipotesi che il Governo di centrodestra e il campo largo non superino il 42%, un nuovo soggetto politico federato e riformatore rispetto ai due poli, può favorire il rafforzamento di una auspicabile alternativa. Serve un nuovo soggetto politico che sappia esprimere un riformismo forte e un orientamento fermo e discontinuo dal sistema politico italiano espresso da bipolarismo. Che sappia ricondurre le scelte politiche e istituzionali al primato della persona sullo Stato; riconoscere la dignità umana come fondamento dell’esistenza. Il primo obiettivo resta il lavoro, perché è attraverso l’occupazione che si misura la qualità di una politica di sviluppo. L’economia dello sviluppo è alternativa all’economia del ristagno. I “riformatori” guardano alla realtà dell’oggi, la interpretano e le vogliono appunto ridare forma attraverso i valori di libertà, di progresso, di solidarietà, di sviluppo, di giustizia e di sicurezza. I “Riformatori” sono un soggetto politico storicamente visibile e vivibile che si esprime attraverso una pluralità di protagonisti collettivi, nella consapevolezza della contraddittorietà e complessità di realtà politiche differenziate ed anche conflittuali, ma anche nella certezza che non è più rinviabile una radicale riforma della politica. Ripoliticizzare significa risvegliare energie rimaste passive e restituire il desiderio di partecipare.

Con Calenda si può ambire a costruire una visione condivisa che deve tradursi in un progetto politico unitario e federato che metta insieme identità e culture diverse ma complementari che si distinguano con una forte discontinuità. Il percorso di una nuova sinistra europea capace di dare risposte ai bisogni reali della gente che il bipopulismo è incapace di dare. Una nuova massa critica riformatrice che sappia misurarsi con un cambiamento necessario e ormai ineludibile.

Alfredo Venturini

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