L'editoriale
Il socialismo è libertà, l’ora dell’unità dei riformatori
La diaspora socialista e le divisioni all’interno della sinistra storica sono diventate una dispersione in mille rivoli, esiziale per la democrazia politica e rappresentativa. Sigle, associazioni, movimenti, gruppi e personalità custodiscono frammenti di una storia comune, spesso impegnati in battaglie elettorali che, prese singolarmente, incidono poco o nulla sugli equilibri politici del Paese.
Ma oggi l’appello all’unità non può rivolgersi soltanto ai socialisti. Deve parlare ai socialdemocratici, altrimenti non si comprenderebbe la lezione di Palazzo Barberini, e deve parlare anche ai riformisti del Pd che vivono una condizione di grande sofferenza politica. Deve parlare, inoltre, a quella parte della tradizione comunista e postcomunista – ex PCI, PDS e DS – che non è confluita nel Pd e continua a riconoscersi nei valori della sinistra democratica e riformista. La questione, dunque, non è soltanto organizzativa. È politica e storica. La storia della sinistra italiana ci consegna una lezione che sarebbe miope ignorare. La scissione di Livorno del 1921 segnò la separazione tra socialisti e comunisti e aprì una frattura destinata a pesare per decenni. La scissione di Palazzo Barberini del 1947 segnò invece la separazione della componente socialdemocratica guidata da Giuseppe Saragat dal PSIUP e dalla scelta frontista. Quelle divisioni avevano ragioni politiche precise. Non dobbiamo riscriverle con il senno di poi. Dobbiamo però imparare dalla storia: quando cambiano le condizioni storiche, le vecchie fratture non possono diventare identità eterne.
Il problema oggi è un altro. Non è più tempo di partitini, di sigle in competizione, di piccoli recinti identitari e di battaglie quasi esclusivamente elettorali. In un sistema politico sempre più polarizzato, la frammentazione della sinistra riformatrice rischia di trasformarsi in irrilevanza. Ma perché è necessaria l’unità? Perché in Europa e in Italia soffia un vento di destra impetuoso, alimentato dalla crisi delle tradizionali culture politiche e dalla difficoltà della sinistra di offrire una risposta credibile alle trasformazioni economiche e sociali. Di fronte a questa realtà, non basta difendere ciò che resta delle proprie organizzazioni. Occorre costruire una forza politica capace di tornare a rappresentare una alternativa di governo.
L’unità della sinistra riformatrice deve perciò avere un carattere preciso: riformatrice, autonomista e alternativa di governo. E deve accompagnarsi a un vero cambio di paradigma politico, economico e sociale. Non significa abbandonare la tradizione socialista e socialdemocratica, né cancellare quella parte della cultura comunista che ha scelto la via democratica e riformista. Significa ricomporre ciò che può stare insieme intorno a una nuova idea di politica: libertà e giustizia sociale, crescita e lavoro, impresa e welfare, garantismo e sicurezza, europeismo e interesse nazionale. La parola decisiva è autonomia. L’alternativa alla frammentazione non è la confluenza in un altro partito, ma la costruzione di una forza riformatrice autonoma, capace di stare nel bipolarismo senza esserne subalterna e di concorrere al governo del Paese.
Il passato può essere una scuola; diventa una prigione quando impedisce di riconoscere ciò che è cambiato. La vera domanda, oggi, non è più da quale tradizione proveniamo. È che cosa vogliamo costruire insieme. Separati, continueremo a difendere piccoli territori e identità rispettabili, ma rischiamo di perdere la capacità di incidere. Uniti, possiamo restituire una dimensione politica a una cultura riformista oggi dispersa, divisa e spesso sulla difensiva. L’unità non è la cancellazione delle differenze. È la loro trasformazione in una forza politica comune. Per questo l’appello è rivolto ai socialisti e ai socialdemocratici, ai riformisti del Pd, agli ex comunisti, ex PDS ed ex DS rimasti fuori dal Pd ma ancora ancorati alla sinistra democratica e riformatrice. È il momento di uscire dai recinti, non per dimenticare ciò che siamo stati, ma per tornare a contare. L’ora dell’unità dei riformatori è scoccata. Qui e Ora!
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