Disordine globale
Il bivio strategico del Canada che fatica a mantenere i suoi impegni
Il Canada si trova oggi di fronte a un bivio strategico che mette a nudo la distanza tra le dichiarazioni di principio e la realtà operativa della sua proiezione nell’Indo-Pacifico. Lanciata nel 2022 con l’obiettivo di diversificare le partnership e ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti, la Strategia per l’Indo-Pacifico (CIPS) deve fare i conti con un’implementazione frammentata e una cronica carenza di mezzi che rischia di relegare Ottawa ai margini dei nuovi equilibri asiatici. Se da un lato il recente corso politico guidato da Mark Carney ha cercato di imprimere una svolta pragmatica, puntando su una diplomazia meno focalizzata sulla “predicazione dei valori” e più orientata alla resilienza economica e alla sicurezza industriale, dall’altro gli osservatori canadesi sottolineano come il Paese soffra ancora di una profonda incoerenza strategica.
La svolta di Carney, definita da alcuni analisti come “realismo basato sui valori”, ha trovato il suo culmine nel viaggio a Nuova Delhi del marzo 2026, volto a ricucire uno strappo diplomatico che sembrava insanabile e a gettare le basi per un accordo di partnership economica globale entro la fine dell’anno.
Tuttavia, la critica principale che emerge dalle analisi più recenti riguarda l’assenza di una chiara gerarchia delle priorità: il governo cerca di bilanciare contemporaneamente l’accesso ai mercati, l’allineamento di sicurezza con gli alleati e l’impegno normativo sui diritti umani, ma senza una direzione univoca queste spinte finiscono per annullarsi a vicenda, traducendosi in decisioni ad hoc dettate dalla convenienza del momento. In questo contesto di incertezza, emerge però una nuova coordinata fondamentale: il rafforzamento senza precedenti del rapporto tra il Canada e l’Europa, un asse transatlantico che funge ora da moltiplicatore di forza per le ambizioni canadesi in Asia. La convergenza tra Ottawa e Bruxelles non è più solo una questione di affinità elettiva o di difesa del multilateralismo, ma si è trasformata in una simbiosi industriale e geopolitica necessaria per affrontare le sfide sistemiche poste dalla Cina e dagli Usa. Attraverso l’integrazione delle catene del valore nei settori dei minerali critici e delle tecnologie verdi, il Canada si sta proponendo come il “ponte sicuro” dell’Europa verso l’Indo-Pacifico, offrendo a partner come Germania e Francia una sponda energetica e minerale che riduca la vulnerabilità verso Pechino.
Sul fronte della difesa, la situazione appare tuttavia ancora critica, poiché nonostante l’annuncio di nuove agenzie per l’investimento militare come la Defence Investment Agency e l’invio sporadico di unità navali, il contributo materiale del Canada rimane modesto se confrontato con la rapida corsa al riarmo di attori come il Giappone o l’Australia. Mentre Tokyo e Canberra integrano le proprie basi industriali e siglano accordi tecnologici d’avanguardia come l’AUKUS, Ottawa fatica a trasformare i suoi piani dipartimentali in capacità sovrane concrete, mantenendo una spesa che il Piano Dipartimentale 2026-2027 della Global Affairs Canada indica ancora soggetta a revisioni. Sebbene il Canada appaia oggi “molto impegnato” grazie a una diplomazia commerciale aggressiva e al consolidamento del legame con l’ASEAN attraverso il nuovo Piano d’Azione 2026-2030, la percezione resta quella di un partner che deve ancora dimostrare la propria affidabilità nel lungo periodo. Il rischio è che la “fase due” della strategia, quella dell’esecuzione, si scontra con l’atavica difficoltà canadese nel dare seguito agli impegni presi: senza un muscolo istituzionale capace di sostenere una presenza navale costante e di garantire catene di approvvigionamento sicure per i minerali critici, l’ambizione di Ottawa di agire come “potenza media globale” potrebbe restare confinata ai discorsi di Davos, lasciando il Paese in una terra di nessuno strategica tra la fedeltà a Washington e la necessità di un’autonomia asiatica che passa inevitabilmente per una più solida, e pragmatica, sponda europea.
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