Esteri
Il cappio al collo di Cuba: detenuti in condizione critica, migliaia di prigionieri tra cui donne e bambini
Cuba attraversa una fase di crisi che non riguarda più soltanto l’economia, ma la tenuta stessa del sistema costruito dal regime negli ultimi decenni. Blackout continui, carburante razionato, stipendi senza valore reale e carenza cronica di beni essenziali hanno trasformato la vita quotidiana in una gestione permanente dell’emergenza. La conseguenza più evidente è la fuga costante di giovani, che svuota progressivamente il tessuto sociale e produttivo dell’isola. Dentro questo scenario di fragilità diffusa si è consolidato anche un sistema economico parallelo controllato dall’apparato militare. Il centro di questo meccanismo è GAESA, conglomerato legato alle Forze Armate che domina turismo, porti, banche, commercio in valuta estera e infrastrutture strategiche. Una parte significativa dei dollari che entrano nel Paese passa attraverso questi circuiti, rafforzando il controllo dell’élite politico-militare mentre la popolazione affronta povertà e carenze sempre più profonde.
Stati Uniti aperti a un’intesa con L’Avana
Secondo una recete ricostruzione di Axios la crisi economica cubana si intreccia con nuove pressioni internazionali. Washington ha proposto un pacchetto di aiuti umanitari da 100 milioni di dollari, da distribuire tramite la Chiesa o ONG. Il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che gli Stati Uniti restano aperti a un’intesa con L’Avana, pur mantenendo una linea di fermezza sulla sicurezza regionale. Fonti d’intelligence statunitensi citate nello stesso articolo indicano che Cuba avrebbe acquisito droni d’attacco da Russia e Iran dal 2023, dispiegandoli in siti selezionati dell’isola. Le informazioni disponibili parlano di un aumento delle capacità militari, senza menzionare piani operativi specifici contro obiettivi statunitensi.
La repressione del regime
Gli Stati Uniti hanno così rafforzato attività di intelligence, surveillance and reconnaissance e pressione economica. Intanto la repressione del regime comunista ha raggiunto livelli tra i più elevati degli ultimi decenni. “Oggi stimiamo oltre 1.250 prigionieri politici, tra cui 145 donne e 33 minori. Molti non appartengono a gruppi organizzati di opposizione: sono cittadini comuni arrestati per proteste pacifiche, attività giornalistica indipendente o semplici critiche espresse sui social”, racconta a Il Riformista l’avvocato Javier Larrondo, presidente di Prisoners Defenders International, organizzazione impegnata nella tutela dei diritti umani e nella difesa di chi viene incarcerato per le proprie idee o per aver espresso posizioni critiche. “Abbiamo identificato almeno 34 detenuti in condizioni critiche”, continua Larrondo. “Persone in pericolo di vita, minori detenuti in carceri per adulti, madri separate dai figli e detenuti con gravi disturbi psichiatrici senza cure adeguate”.
Cuba, il caso di Alexander Díaz Rodríguez
Per capire per mimesi ciò di cui parla Larrondo basta vedere le foto scattate di quello che resta del corpo di Alexander Díaz Rodríguez, 46 anni, rilasciato dopo cinque anni di carcere in condizioni fisiche gravemente compromesse. Arrestato ad Artemisa per aver partecipato alle proteste dell’11 luglio 2021, durante la detenzione avrebbe sviluppato anemia, epatite B, gravi problemi gastrointestinali e una forte malnutrizione aggravata, secondo la famiglia, anche dalla carenza di cibo e dalle condizioni detentive. Il sistema carcerario presenta condizioni estremamente degradate: alimentazione insufficiente, gravi carenze nutrizionali, mancanza di cure mediche e perfino infestazioni di cimici dei letti.
Le carceri cubane
La dieta quotidiana, in alcuni istituti, scende a poche centinaia di calorie al giorno. In questo contesto, l’organizzazione stima che nelle carceri cubane siano rinchiuse circa 90.000 persone. Eppure, in Italia ai diplomatici del regime cubano vengono donate corone d’alloro. È accaduto lo scorso 25 aprile -se non allora, quando? – quando un corteo composto da sigle filocubane e filopalestinesi — tra cui Potere al Popolo, OSA, Cambiare Rotta, USB, il Movimento per il diritto all’abitare e alcuni gruppi palestinesi in Italia — si è fermato sotto l’ambasciata di Cuba a Roma, dove i manifestanti hanno consegnato all’ambasciatore una corona d’alloro in segno di sostegno contro il blocco statunitense. “Resistere all’imperialismo, opporsi al riarmo, dalla parte dei popoli che resistono”, gridavano.
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