Esteri
Cuba e il neocolonialismi di ritorno: da stato satellite russo a stato satellite Usa
Cuba da quasi un secolo rappresenta una spina nel fianco gli Usa, prima come sponda del sistema di potere sovietico fino al 1991 e poi dell’alleanza dei paesi allineati con la Russia di Putin postsovietica, in epoca più recente. La visita di Rubio a Roma rappresenta un tentativo di riavvicinare le due sponde dell’oceano: Europa e Usa ma rimane condizionato alla volubilità trumpiana. Di fatto indipendentemente dal mutevole contesto geopolitico Cuba rimane un problema aperto non secondario dato che ancora oggi non esistendo un vincolo preventivo specifico potrebbe ospitare ad libitum vettori o droni russi puntati verso gli Usa.
Tuttora Cuba fa parte del sistema economico geopolitico che integra Cina, Russia e i relativi alleati. Tuttavia dopo l’era di Fidel e Raul Castro l’isola, anche a causa dell’ostracismo economico degli Usa ha visto la costante decrescita diffusa di un impoverimento progressivo, ha subito una decostruzione del suo originale modello alternativo caraibico di welfare, la popolazione adesso è in uno stato di difficoltà e povertà diffuse, più simili a quelle del Venezuela di Maduro che alla situazione pur non idilliaca del Messico e degli stati centroamericani. Eppure Cuba avrebbe un potenziale non indifferente di risorse locali agricole, di turismo. Inoltre deve confrontarsi con i tanti della diaspora cubana nel mondo, particolarmente a Miami, in Florida. Cuba inoltre può trasformarsi in nuova democrazia a condizione di passare da stato satellite russo a stato satellite Usa. La via giusta per Cuba è e rimane dunque quella di sviluppare in modo autonomo democrazia, libertà e autodeteminazione. Inoltre una Cuba libera e liberata potrebbe essere di nuovo un laboratorio politico per Centro e Sudamerica e un punto di riferimento ideale in positivo. Potrebbe puntare a integrarsi nei Brics e nel gruppo dei paesi centroamericani più evoluti.
Oggi la politica neoimperiale russo americana incombe, mentre i russi sono esigenti verso Cuba ma senza dare in contropartita il sostegno e le garanzie economiche sanitarie e scientifiche tecniche solidali del passato. Dall’altra parte gli americani usano la strategia dell’anaconda (la stessa della Cina verso Taiwan dall’altra parte del globo), cioè della pressione economica e sanzionatoria progressiva e dei blocchi navali potenziali verso Cuba. Oggi Cuba non ha un leader forte, Rubio a sua volta pur essendo Segretario di Stato americano non è certo molto popolare a Cuba fra la popolazione. Lo è invece fra gli immigrati cubani in Nord America. In definitiva quindi oggi nelle ore in cui la portaerei Gerald Ford sta tornando dal teatro di guerra mediorientale iraniano verso i mari americani, emerge la possibilità che l’amministrazione Trump decida un blitz in stile Venezuela su Cuba. Eppure Cuba avrebbe bisogno oggi, per le precarie condizioni della popolazione, non di un bombardamento massivo in stile Iran o di un blitz in funzione di un improbabile e parziale cambio di regime ma di un supporto in stile Piano Marshall di aiuti dagli USA, in concorrenza con il supporto dichiarato russo o in alternativa necessiterebbe di un aiuto umanitario ulteriore dall’ONU: dunque un aiuto super partes. Cuba necessita di una libertà cubana e caraibica vera non condizionata da neocolonialismi di ritorno, quella che Hemingway amava sin dal lontano 1928 e che con l’esempio letterario e umano ha contribuito a costruire davvero.
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