Sono scene raccapriccianti quelle che arrivano dal carcere di Santa Maria Capua Vetere di quel 6 aprile in cui i detenuti furono sottoposti a quella che i giudici hanno definito “un ignobile mattanza”. Repubblica e il Mattino pubblicano quei video pieni di violenza e dolore, taciuta per oltre un anno. E quelle immagini, depositate agli atti, cristallizzano tutto il male perpetrato in carcere per “punire” i detenuti che avevano protestato contro il covid in quella che la penitenziaria ha definito “una situazione sfuggita di mano”.

Nelle immagini si vedono decine di operatori della Penitenziaria che accerchiano uno o due detenuti per volta: chi assesta un colpo alla testa, chi li prende a calci, chi li picchia sulla schiena o sulla nuca. Nei video pubblicati da Repubblica c’ accanimento di tanti contro singoli detenuti che cadono sotto il peso delle botte e dei manganelli. Chinano la testa temono il colpo alle spalle da un momento all’altro. Poi il colpo arriva saldo e forte.

Si muovono a passi lenti, piegati dalla paura, le mani in testa nel tentativo di parare i colpi. L’inchiesta ha già portato a 52 misure cautelari, a carico di funzionari, comandanti e agenti dell’amministrazione penitenziaria. “Operazione pulizia, non si è salvato nessuno”, scrivevano nelle chat, poco dopo il fatto i protagonisti delle violenze come riportato da Repubblica.

E ancora Repubblica mostra un’altra drammatica scena cristallizzata dalle telecamere di videosorveglianza. All’improvviso un detenuto sviene, forse provato dalle botte. Gli agenti lo guardano, qualcuno lo smuove con un piede, nessuno sembra allarmarsi o chiamare prontamente i soccorsi. Uno degli agenti lo prende a calci. Poi arriva un medico con il camice e subito dopo una donna in camice. Lo rianimano.

E ancora un detenuto viene buttato per terra sulle scale, rialzato a forza e colpito. Si vede anche un recluso trascinato per terra mentre in un altro frame i detenuti sono in ginocchio con la faccia rivolta al muro mentre partono i colpi con i manganelli. Fermi, inermi, e intanto la penitenziaria continua a colpirti e a spintonarli.

Il Mattino pubblica un’altra drammatica scena. Lì nella sala della “socialità”, accanto al biliardino i detenuti vengono colti alla sprovvista. I pestaggi avvengono con i manganelli. Poi, gli agenti cercano di rimettere ordine nella stanza. In un altro video si vedono i poliziotti penitenziari battere i manganelli sugli scudi, quasi a ‘festeggiare’ l’azione appena portata a termine.

Far luce sulla catena di comando in relazione alla perquisizione straordinaria ordinata per il 6 aprile 2020. Per questo motivo oggi sono arrivati nel carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) ispettori del ministero della Giustizia. Un’ispezione amministrativa per analizzare quanto accaduto il 5 aprile, durante la rivolta dei detenuti, e il giorno successivo, quando per gli inquirenti sarebbero avvenute le presunte violenze ai danni dei prigionieri. L’obiettivo è cercare di capire eventuali intoppi e cosa non ha funzionato nella catena di comando in quei giorni, quando la direttrice Elisabetta Palmieri era assente per motivi di salute.

Nei giorni successivi alle 52 misure cautelari, la ministra della Giustizia Cartabia, con il capo del Dap, chiesero una verifica approfondita sull’intera catena di informazioni e responsabilità. “Ben venga la visita ispettiva del ministero, anche se è un po’ tardiva. Tutto questo caos doveva essere gestito all’inizio, non dopo 14 mesi. Questo ha aumentato i dubbi, le perplessità. Come ad esempio la sospensione delle persone indagate, presenti quel giorno ma che per gli inquirenti non sono coinvolti in modo attivo nei fatti. Intervenendo all’epoca, già si sarebbero potuti sgombrare dubbi che danno spazio a ricostruzioni fantasiose. Se fossero state disposte verifiche già lo scorso anno, oggi avremmo già delle risposte”. Ha commentato così a LaPresse Emilio Fattorello, segretario nazionale del Sappe e responsabile della Campania, l’arrivo degli ispettori nel carcere sammaritano.

E, sempre per quanto riguarda i sindacati, oggi il Spp senza mezzi termini ha chiesto le dimissioni del garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello: “Alla nostra richiesta di abbassare i toni per consentire alla magistratura di lavorare in serenità, si risponde con una conferenza stampa dai toni allarmistici che non rispondono alla verità dei fatti accaduti. Ciambriello dovrebbe spiegare come fa a dire certe cose, come se avesse avuto accesso ai filmati, un’eventualità impossibile”, ha dichiarato il segretario generale del Spp Aldo Di Giacomo in una nota, criticando le dichiarazioni in merito alla presenza di presunti video dei pestaggi ancora più raccapriccianti in possesso della procura.

Dal canto suo il garante ha spiegato a LaPresse di non aver visto nessun nuovo video: “Nell’ordinanza vengono elencati particolari raccapriccianti – spiega – dettagli e luoghi che nei filmati diffusi non compaiono. E’ tutto scritto, è ovvio quindi che gli inquirenti devono essere in possesso di altro materiale”.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.