Samuele Ciambriello, sapete chi è? Probabilmente molti di voi non lo conoscono. In questi giorni avete letto tutto quel che si può leggere su vari personaggi. Tipo Conte, Grillo, Di Maio, Fico, persino un certo Vito Crimi. E su Bonafede. Cosa hanno fatto in questi anni tutti costoro? Niente. Sì, giusto Bonafede ha fatto qualcosa: disastri su disastri sulla giustizia, ottenendo dai suoi deputati e da quelli della Lega e da quelli del Pd provvedimenti assurdi che hanno sfregiato lo stato di diritto in modo grave. Spazzacorrotti, leggi inutili a favore della delazione, abolizione della prescrizione, moltiplicazione dei trojan, blocco della riforma carceraria. Manco i fascisti nel ‘22 erano riusciti in così poco tempo ad abbattere le principali garanzie democratiche.

Avete letto pochissimo invece – dicevamo – di Samuele Ciambriello. Bene: Ciambriello è una persona che ha fatto molto. È lui che con cocciutaggine e sapienza ha denunciato dal primo momento la vergogna del carcere di Santa Maria Capua Vetere, è lui che non ha mollato la presa in questi mesi, è lui che ora torna a denunciare quel che ancora sta succedendo nel carcere casertano, e cosa succede in altre carceri, è lui che ieri ha polemizzato con Salvini e ha chiesto al Parlamento una misura semplice, liberale, ragionevole, umanitaria: amnistia e indulto. Ciambriello è il garante dei detenuti della Campania, fa un lavoro duro, oscuro e indispensabile: l’ultima barriera tra la prigione e l’inferno. L’ultimo piccolo bastione che tenta di impedire che la sopraffazione e la prepotenza annientino la vita dei detenuti.

Lo abbiamo scritto tante volte nei giorni scorsi. E prima ancora. La colpa del massacro di Santa Maria Capua Vetere, certo, è di chi lo ha guidato e realizzato. Ma solo in piccola parte. La colpa fondamentale è del sistema carcerario. L’idea carcere è una stoltezza e una malvagità. Fuori dal tempo e fuori della civiltà. È un angolo di medioevo, di ferocia e di cupezza. Che non può che produrre violenza e sopraffazione perché è fondata, persino teoricamente, sulla violenza e sulla sopraffazione di stato. Giustificate, nelle nostre coscienze, dalla presunzione che la vittima di questo abominio ha violato la legge. E dunque abbia perso tutti i diritti umani. È la stessa idea, a grandi linee, che giustifica ed esalta la pena di morte. Il linciaggio. La lapidazione.

Ciambriello ha chiesto amnistia e indulto. È l’unica soluzione immediata. Il modo giusto per liberare 10 o 20 mila detenuti non pericolosi e per ridare all’amministrazione penitenziaria la possibilità di governare le carceri. Sì, andrebbero abolite: intanto umanizziamole. In parlamento ci sono le forze per approvare l’amnistia? La Lega, promotrice dei referendum, è pronta a compiere questo passo? I 5 Stelle hanno quel minimo di coscienza che possa spingere a riparare almeno in parte i danni che hanno fatto in questi anni? Il Pd è capace di restare ai suoi principi liberandosi della paura della solitudine e del terrore della propria ombra? Amnistia e indulto, subito. Per tornare, almeno un po’, un paese civile.

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.