Da una parte, un numero di detenuti di gran lunga superiore alla capienza regolamentare dei singoli istituti penitenziari; dall’altra, un numero di agenti di polizia penitenziaria non adeguato alla gestione di una realtà complessa come quella carceraria. Ecco perché le prigioni campane sono spesso una polveriera e, al loro interno, si scatenano sempre più spesso atti di violenza o di autolesionismo.

Basta analizzare gli ultimi dati diffusi dal Ministero della Giustizia: al 16 giugno in Campania vivevano dietro le sbarre 6.554 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 6.084, con un tasso di affollamento compreso tra il 119 e il 120%. Si tratta di statistiche addirittura peggiori rispetto a quelle nazionali dalle quali emerge un tasso di affollamento pari al circa il 106%. Non meraviglia, dunque, il fatto che in strutture come quella di Poggioreale, dove si contano attualmente 2.053 ospiti a fronte di 1.571 posti disponibili, fino a pochi mesi fa siano stati stipati fino a 14 detenuti in una sola cella. Passiamo ora ad analizzare la situazione della polizia penitenziaria. Secondo il sindacato Uilpa, in Campania mancano all’appello circa 1.300 agenti rispetto a quelli previsti dalle varie piante organiche delle carceri; la carenza più grave riguarda Poggioreale e Secondigliano, dove mancano all’appello circa 500 uomini in divisa.

Complessivamente, nelle prigioni italiane sarebbero indispensabili 17mila poliziotti in più per gestire gli oltre 53mila detenuti. Le conseguenze di questa situazione sono gravissime: nel solo carcere di Fuorni, teatro di proteste all’indomani dello scoppio della pandemia, nel 2020 si sono contati 122 atti di autolesionismo, un suicidio e 93 casi di sciopero della fame. A Santa Maria Capua Vetere, invece, sono stati registrati tre suicidi, 59 tentativi e poi gli episodi di violenza che hanno portato all’emissione di misure cautelari per 52 tra agenti e funzionari sotto inchiesta. Nel 2020 le persone che si sono tolte la vita nelle carceri campane sono state otto, di cui due a Poggioreale e una a Secondigliano, mentre i detenuti che hanno tentato di togliersi la vita sono stati 47, delle quali 33 a Poggioreale.

A tutto contribuisce la sproporzione evidente tra agenti della polizia penitenziaria e detenuti, spesso all’origine di tensioni che qualcuno vorrebbe gestire solo ed esclusivamente col pugno di ferro. E poco importa se le carceri finiscono col perdere la loro funzione rieducativa e di trasformarsi in un inferno. «Bisogna adeguare le dotazioni organiche ed effettuare assunzioni straordinarie di agenti – afferma Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria – Poi occorre ammoderna e rendere più efficienti le strutture, migliorare gli equipaggiamenti e soprattutto ripensare l’esecuzione penale, rifondare l’amministrazione penitenziaria e ridisegnare l’architettura del corpo di polizia penitenziaria, riordinando infine la dirigenza».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.