Ben oltre due su tre, quasi il 71%, la stragrande maggioranza insomma dei detenuti ergastolani in Italia sono ergastolani ostativi. Ovvero detenuti che non possono accedere ai benefici penitenziari perché non collaborano. La Corte Costituzionale lo scorso maggio si è espressa sulla specificità: entro il maggio 2022 toccherà al Parlamento intervenire e modificare la materia. C’è tempo. E comunque la liberazione condizionale sulla quale si litiga e si dibatte è stata data a quattro ergastolani in tutto nel 2020.  Il dato intanto emerge dalla relazione consegnata in Parlamento dal Garante Nazionale delle persone private della libertà, Mauro Palma. Il documento si sofferma naturalmente anche sui numeri, sui rimpatriati e sulle conseguenze sugli Istituti di Pena della pandemia da coronavirus – soprattutto a marzo 2020, dopo l’esplosione dell’emergenza, si erano verificati episodi di rivolta, soppressione, anche vittime.

Quella dell’ergastolo ostativo è la legge che non concepisce la pena, e quindi la Giustizia, e quindi il tempo uguale per tutti. Agli ostativi sono negati i permessi premio, l’assegnazione del lavoro all’esterno, le misure alternative alla detenzione, l’affidamento in prova, la detenzione domiciliare e via dicendo. È dedicato specialmente ai condannati per associazione mafiosa, sequestro con estorsione, associazione finalizzata al traffico di droga e altri reati gravi. Il dato del report: sono 1.779 gli ergastolani in Italia, 1.259 dei quali ostativi, il 70,77%.

E questo nonostante gli articoli 3 e 27 della Costituzione che dettano rispettivamente come “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge” e che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. L’ergastolo è previsto dall’articolo 22 del codice penale. Nonostante la pena sia perpetua, a vita, dopo i 26 anni il detenuto può richiedere la libertà condizionale per buona condotta. Salvo quell’eccezione. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia per l’ergastolo ostativo. Per tornare alla libertà condizionale: è stata accordata a un ergastolano (ovviamente non ostativo) nel 2019, a quattro nel 2020, e a nessun detenuto nel 2021.

Sovraffollamento

Erano 53.329 le persone detenute nelle carceri italiane all’inizio del 2021. La popolazione è scesa rispetto all’inizio del 2020, quando erano 60.971. La flessione è dipesa “dai minori ingressi dalla libertà e dal maggiore ricorso alla detenzione domiciliare (principalmente dovuta a maggiore attività della magistratura di sorveglianza, piuttosto che all’efficacia dei provvedimenti governativi adottati – ha sottolineato il Garante – colpisce la pur limitata ripresa della crescita dei numeri che determina l’attuale registrazione di 53.661 (al 7 giugno 2021) persone”.

Il dato dei detenuti in cella scende se si tiene conto di quelli che usufruiscono della licenza prolungata nella semilibertà, e quindi è paria a 52.634. Niente di tutto ciò risolve il problema del sovraffollamento: il limite massimo degli Istituti è di 50.781 posti, “di cui effettivamente disponibili 47.445”. Il dato sfiora il 111%. Una fetta consistente dei detenuti, 26.385 per l’esattezza, devono rimanere in carcere per meno di tre anni e di questi, 7.123 hanno avuto una pena inflitta inferiore ai tre anni.

Coronavirus

È stato un anno ancora più difficile per le carceri italiane, per i detenuti e anche per i lavoratori degli Istituti, per via della pandemia da coronavirus. Dopo l’esplosione della prima ondata a fine febbraio 2020 le visite sono state bloccate. Sono esplose proteste, anche violente, diversi detenuti sono morti. “Complessivamente il sistema penitenziario ha retto all’impatto del contagio – argomenta comunque il Garante – rispetto al rischio potenziale di un ambiente chiuso. Va comunque tenuto presente che in un giorno della seconda ondata si è raggiunto il picco di 849 contagi rispetto a una popolazione di 53.608 il che significa che proporzionato agli oltre 59 milioni di italiani corrisponderebbe avere avuto in una giornata 938 mila contagiati. Vero è che il numero di sintomatici è stato bassissimo“.

Procede intanto la campagna vaccinale. Tutti gli Istituti minorili sono stati vaccinati e “si mantiene un tasso di presenza negli Istituti per minori molto basso, pari a 319 con una capienza di 478, a fianco di 13.871 in varie misure alternative”. Rispetto all’istruzione “colpiscono i due dati simmetrici di 858 analfabeti e 1034 iscritti all’università”.

CPR

Il 50,88% delle persone trattenute nei Centri di permanenza per i rimpatri, sono state effettivamente rimpatriate l’anno scorso. “Un dato che pone seri interrogativi circa la legittimità di un trattenimento finalizzato a un obiettivo che si sa in circa nella metà dei casi non raggiungibile”. Complessivamente i rimpatri di migranti nel 2020 sono stati 3.351. Una cifra che deve tenere conto del periodo di lockdown e quindi di chiusura delle frontiere.

Il dato fornito oggi dal Garante non si discosta da quello degli anni precedenti. Il rapporto offre una cronologia degli anni scorsi: 50% nel 2011, 2012 e 2013; 55% nel 2014; 52% nel 2015; 44% nel 2016; 59% nel 2017; 43% nel 2018; 49% nel 2019; 50% nel 2020.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.