La rottura sarà inevitabile
Il dilemma del campo largo: il Movimento 5 Stelle di Conte è indispensabile per vincere ma incompatibile per governare
Occorre dirlo: a destra se non ci fosse Meloni probabilmente il governo sarebbe già caduto, gli alleati sono alle prese con lotte intestine di non poco conto. A sinistra una schiera di avventurieri cerca di stabilizzare un campo minato, più che largo (Renzi e Conte vanno d’amore e d’accordo solo per evitare un Meloni bis). Il centro, intanto, non si esime dalle critiche. Azione, Partito Liberaldemocratico, Spazio Pubblico e altri partiti vanno dicendo da diverso tempo di voler creare una compagine di centro che occupi lo stesso, inteso come spazio politico, ma sembrano non averne il coraggio. Il «vorrei ma non posso» rimane lo slogan dei partiti di centro. Probabilmente è proprio il coraggio a mancare ai partiti riformisti, da Italia Viva ad Azione. Sarà forse per una questione di miopia o di paura di ridursi all’osso, ma il centro non decolla.
Il campo largo merita un paragrafo a parte. Mettendo da una parte l’abilità di Conte di collocare i governi negli anni sbagliati, recentemente ha ascritto il Berlusconi IV quando al governo c’era il centrosinistra, pur di attaccare Meloni, e questo la dice lunga sulla sua bontà critica. Il M5S si definisce progressista, ma il suo leader sembra più «contrapposizionista», poiché continua a costruire gran parte della propria identità politica sulla contrapposizione a Meloni, al riarmo, alle élite, alle politiche economiche considerate liberiste. Paradossalmente, più Conte cerca la leadership del centrosinistra, più deve pian piano abbandonare l’idea di essere semplicemente il leader dell’opposizione.
La vera domanda è: che coalizione può costruire Conte con Schlein? Ha un potere di veto non indifferente: senza di lui, la segretaria dem potrebbe non reggere il confronto con Meloni alle urne e potrebbe esercitare una pressione anche sui temi delle coalizione, come Difesa, Ucraina, politica estera ed economia. Il salario minimo è tema da campagna elettorale, Conte sa benissimo che a livello di contratti collettivi nazionali siamo più avanti di altri Paesi europei. Il futuro «senza sole» di un governo del campo largo con al suo interno Conte sarebbe paradossale: più cresce il suo peso nella coalizione, più diventa difficile capire quale sarebbe la politica di un futuro governo. Il vero problema dell’avvocato non è il suo essere troppo di sinistra (questo l’ha scoperto di recente), ma che rischi di diventare indispensabile per vincere e incompatibile con il governo che nascerebbe dalla vittoria. Un dilemma non da poco.
Ad ogni modo, l’anno prossimo si voterà il nuovo Parlamento con le pseudo preferenze, visto che i capilista saranno bloccati. Per tracciare un possibile scenario, Meloni terrà unito il centrodestra per scongiurare l’incubo Vannacci; nel campo largo uno dei due leader capitolerà o andranno separati, mentre il centro riformista, se resterà diviso, rischierà di consegnare la partita ai poli, che eroderanno un possibile 15%.
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